Note 6 — IL NOSTRO QUINTO GRAN POETA (continued 2)
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Ludovico Aleardi non era un volgarissimo fabbro di versi. Ecco in qual modo fa parlare Giove nel prologo delle Origini di Vicenza: Tra le parti, onde il mondo In ampio giro si dilata e spande, O che circonda co' suoi flutti il mare; O che cinga de' monti alta corona, O che in bel largo pian stenda le membra, Non ve n'è certo alcuna Che l'Italia pareggi. L'Italia è il fior di tutte e la bellezza, E d'ogni altra provincia è la Regina Così vols'io crearla Quando il profondo caos disciolsi e trassi Fuor dalle oscure tenebre la luce, Che poi sì bella machina scoperse E le celesti sfere agli occhi altrui. Volli quinci arrecar cocente arsura. Quindi algente rigor; sterile un loco, Altro fecondo far; ma, sotto un cielo Temperato e felice Locai l'Italia, quasi Unico de la terra almo giardino. Movi il passo onde vuoi: da un lato scorgi Colli sempre fioriti e sempre verdi; Da l'altro spaziose ampie campagne, Ove una Primavera eterna ride. Corron rivi d'argento in grembo a l'erbe; Sembra ogni prato un ciel cinto di stelle; Ogni cosa è divina, il tutto alletta, ecc. ecc.