Note 3 — IL NOSTRO QUINTO GRAN POETA (continued 2)
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Ho visto con piacere seguito questo giudizio dal Barrili, uno de' pochi, se non il solo scrittor di novelle contemporaneo, che mostri istruzione e buon gusto. Egli non vi parlerebbe di cavalli amburghesi, come il Tarchetti; non vi porrebbe Rouen, la patria del Cornelio, sul mare, come Salvatore Farina nel Tesoro di Donnina; egli non farebbe, come il Guerzoni, scrivere da una bennata fanciulla alla madre la dimane delle nozze. — «Ti mando tutti i baci che mio marito mi lascia disponibili,» — frase che non adoprerebbe una donna da conio. Eccone le parole: — «Luisa! Bel nome! Egli lo sapeva finalmente, e stava con fanciullesca cura a pronunziarlo, non come si fa a Genova, ma scandendolo in tre sillabe: Lu-i-sa, e sibilando un tal poco l'esse alla maniera toscano. E' non era un nome strano, di quelli, che certi capiscarichi impongono alle bambine, per dare importanza di eroine da romanzo o da dramma alle loro creature grame. Gli era un nome quieto, gentile, dolce a pronunziarsi e dolce a udirsi: Luisa! E' non era Elisa, nome da mettere in endecasillabi morbidi e flosci come quelli di... acqua in bocca per non farci maledire dal secolo, che li ha in gran pregio. Non era neppure Eloisa, nome da far ricordare la badessa del Paracleto, innamorata d'un teologo, o la svizzera di Giangiacomo Rousseau, innamorata d'un astrologo sconclusionato. Era Luisa: modestamente, unicamente e soavemente Luisa.» —