Note (ritorno) — FALCO DELLA RUPE (continued 4)
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Non aveva di certo la sua orazione un nobile incominciamento al pari di quella che venne poco dopo scritta da monsignor Giovanni Della Casa per Carlo Quinto, che così principia: Siccome noi veggiamo intervenire alcuna volta, Sacra Maestà, che quando o cometa o altra nuova luce è apparita nell'aria, il più delle genti rivolte al cielo ecc., la quale orazione non vi sarà alcuno fra' miei lettori (parlo di quelli che sedettero il loro buon paio d'anni sulle panche della rettorica), il quale non l'abbia udita magnificare altamente, e forse senza prendersi poi cura, vedete negligenza! di ponderarla colla dovuta gravità da capo a fondo. Non si potrebbe asserire però che il dire di Maestro Lucio fosse affatto palustre, giacchè oltre la naturale facondia aveva avuto campo di formarsi su ottimi modelli, poichè di que' tempi le belle lettere in Milano s'avevano molti e valenti coltivatori. L'eloquenza era più che mai in fiore, siccome lo prova patentemente un libro impresso in quell'epoca che ha per titolo: Breve tractato de portare il scuffiere sotto la beretta con gratia ed legiadria, composto per me Bernardino Rocca 14: nè la poesia tenne mai più elevato seggio, poichè il prete Francesco Tanzio, in una sua prefazione ai componimenti dell'arguto et faceto poeta Belinzone dedicati al duca Lodovico Sforza, dovette dire: Che io credo non solo la Cantarana et il Nirone, ma tutti dui i navilii siano diventati de l'acqua di Parnasso 15.