ATTO QUARTO
Reading edition
Gabinetto-salotto nell'appartamento privato del Principe. — Scrivania con sopra libri, carte ecc. — Mobili artistici, quadri alle pareti, vasi di porcellana ecc. — Porta nel fondo, e porta laterale.
SCENA I.
Principe e Tommaso; indi Esther.
Princ. (è seduto sopra una poltrona vicino a una tavola ingombra di libri, di carte e di giornali: ha l'aspetto d'uomo abbattuto, sofferente: è molto agitato) Che infamia!
Tomm. (dall'altra parte della tavola, con un giornale in mano, interrompendo la lettura) Basta, Eccellenza!... Mi permetta di non leggere più... (fa per gettare il giornale).
Princ. (nervoso, convulso) No!... continua... Voglio sentir tutto!
Tomm. Perchè tormentarsi così?!
Princ. Leggi... leggi!... Lo voglio!
Tomm. (rassegnato, leggendo) «La condotta della Duchessa spiega tutta la catastrofe. Sono inutili i commenti!»
Princ. Oh, sì... inutili!... (dà un altro giornale a Tommaso) E questo?!... Cosa dice?!... Guarda lì... è segnato in rosso!
Tomm. (leggendo) «Oramai si fa piena luce sulla famosa Società per il quartiere Lanfranchi.... Tra il Direttore e una dama aristocratica, della quale tutti conoscono il nome, correvano delle relazioni che non erano solamente d'interessi.... Di qui, la restituzione del milione di lire, cagione prima della catastrofe.»
Princ. (interrompendo, fremente, imperioso) Va' innanzi... va' innanzi!
Tomm. (continuando) «Ciò spiega la sollecitudine avuta dal Principe nell'addossarsi tutte le passività, e nel far ripartire per l'America l'Ingegnere... Si spera così di soffocare lo scandolo; ma non sarà facile!»
Princ. (con dolore, affranto) Pur troppo!... Oh, questo colpo è il più terribile!... Ma, dunque, tutti conoscevano le relazioni di Silvia con l'Ingegnere!... Anche tu?!
Tomm. Le ho sospettate... ma non avrei mai creduto....
Princ. E perchè non hai parlato?!
Tomm. Per non darle un dolore!
Princ. Hai fatto male!... Un mese fa avrei troncato tutto, senza scandolo... mentre oggi... lo vedi!... col pretesto della rovina finanziaria della Società... si stampano di queste infamie!
Tomm. Ma se lei vuole, può imporre il silenzio... con delle brave condanne!
Princ. De' processi!?... Sarebbe peggio!... E che fa ora la Duchessa?
Tomm. (fingendo) Non so!... Esther, forse, potrebbe dirglielo.
Princ. Chiamala!... (Tommaso s'affaccia alla porta di destra, e dà un ordine). Spero che non vorrà restar qui... e affrontare lo scandolo!
Tomm. Sarebbe un'imprudenza... anzi... un'audacia!
Princ. (vivace) Che io non le permetterò!
Esth. (entrando) Sua Eccellenza mi vuole?
Princ. Sì... vieni!... (con aria di rimprovero) Anche tu sapevi?!... (con ira) E, forse, sei stata sua complice?!
Esth. (con islancio) Che dice mai, Eccellenza?!... Le giuro... che ignoravo tutto!
Princ. (tranquillandosi) Davvero?!
Esth. Sulla mia vita!
Tomm. (insinuante) Può crederle... Esther è incapace di mentire.
Esth. (con simulata ingenuità) Io mi sono sempre occupata esclusivamente del Signorino.
Princ. Che ora va in collegio.
Esth. (con finto dolore) Lo so!... La signora Duchessa me lo ha detto!... E mi ha anche licenziata!
Princ. E ciò ti addolora?
Esth. Sono sola... resto sulla strada!
Princ. Provvederò io anche a te!... E, ora, dimmi: che fa la Duchessa?
Esth. È chiusa nel suo appartamento con la cameriera.... Credo prepari le valigie per partire.
Princ. Per dove?
Esth. Non so!... Forse, per villa Santi... Ho visto che ha spedito de' lunghi dispacci a sua zia!
Princ. (vivace) Prima che parta voglio vederla!... Diglielo!
Tomm. Eccellenza... perchè questo colloquio?
Princ. Lo voglio!
Tomm. (insinuante) Sarà un nuovo tormento!
Princ. (imperioso, a Esther) Hai capito?... Voglio vederla!
Esth. (inchinandosi) Ubbidisco! (via).
Tomm. (insistendo) Creda, Eccellenza... fa male a procurarsi questo nuovo dolore... nello stato di abbattimento in cui si trova!
Princ. (con riso ironico) Hai paura che non resista a tante scosse?!
Tomm. Oh Dio!, Eccellenza!... C'è di che abbattere la fibra più vigorosa!... (insinuante) Se almeno avesse lasciato ad altri la cura di liquidare la Società!... Ma vuol far tutto lei!
Princ. (vivace) È impegnato il mio onore!
Tomm. Sta bene... ma... quando lei ha risoluto il da fare... per l'esecuzione, può affidarsi a qualche persona pratica d'affari, che abbia la mente fredda.... Lei è troppo... sempre gran signore!... Non vede i tranelli che le tendono gli affaristi... e, con l'intenzione di far bene, si esporrà a nuove perdite!
Princ. Non credo!... E, poi, lasciami provare!... Il mio nome... la mia condizione... servono ancora a facilitare certe trattative.... Ci sono molti che s'interessano per me... ho fondate speranze di ajuto.
Tomm. Oh, Eccellenza... non s'illuda!... Quando si tratta di promettere... tutti son pronti... ma prima di sborsare de' capitali!
Princ. Eppure, io ho ancora fede... Ottavi lavora attivamente... e se si può concludere un grosso prestito....
Tomm. Altrimenti?!
Princ. Farò quello che hai detto tu!... Venderemo i quadri... i cavalli: affitteremo....
Tomm. E lei vorrebbe presedere a una simile liquidazione!?
Princ. (vivace) Ah, io no... mai!... Se vi sarò forzato, darò ampia procura al più fidato, e al più devoto de' miei!
Tomm. (agitato) A chi?
Princ. (sorridendo) A te!
Tomm. (fingendo grande maraviglia) A me, Eccellenza?!
Princ. Chi altri troverei più intelligente.... più pratico?!
Tomm. Oh, molti!... ma nessuno più devoto!
Princ. Per questo sarai il prescelto!
Tomm. E vostra Eccellenza resterà a Roma?
Princ. No!... Me ne anderò a Ginevra... all'eremitaggio.
Tomm. Ma non solo!?
Princ. Con chi?!
Tomm. (piano, insinuante) Potrebbe far venire con sè Esther... per governare la casa!
Princ. (con suprema indifferenza) Lei... o altri!... Quando tutto fosse finito... che cosa m'importerebbe più di vivere?
Tomm. (vivace, con sollecitudine) Oh, non si sconforti così!
Princ. (scotendosi) Hai ragione!... (con forza) Ma sei tu che mi fai dubitare di tutto!... Lasciami ancora sperare!... (si alza, e passeggia agitato per la stanza; mentre Tommaso, con giuoco di fisonomia, manifesta l'interna soddisfazione d'aver trascinato il Principe a quell'ordine di idee).
SCENA II.
Gustavo e detti; indi Ottavi.
Gust. (entrando, con calore al Principe) Oh, caro zio!... Elena è angosciata, fremente, per questo scandolo... Verrà lei stessa a dirglielo.... Io, poi, ne sono furioso.
Princ. (freddo) Grazie... grazie!... ma, con tutta la tua ira, non hai saputo nemmeno rendermi il servigio che ti ho chiesto!
Gust. Co' giornali?!... L'ho tentato; e i più autorevoli di Roma hanno avuto il maggiore riserbo... ma che colpa ho io se, oltre i giornalisti conosciuti, c'è qui una nidiata di corrispondenti anonimi, che appestano la provincia co' pettegolezzi della capitale?!... Non bisognava lasciar partire Riccardo!... Doveva restar qui lui... a liquidare la Società... e a rispondere di tutto!
Princ. E farvi processare per truffa!
Gust. Eh, via!... Una volta che aveva restituito i documenti, era disarmato!
Princ. Li ha restituiti, in cambio della promessa da me fattagli di assumere tutta la responsabilità legale della gestione!... E tu, ora, mi fai una colpa di avervi salvati?!
Tomm. (vedendolo giungere) Il commendator Ottavi.
Princ. (andandogli incontro, con ansietà) Ebbene?!
Ott. Ottime notizie!... Il Ministro s'interessa vivamente a lei.... Il suo tratto nobilissimo ha prodotto la miglior impressione.... Si farà di tutto per ajutarla!
Princ. (con sincera commozione) Grazie!
Ott. Ma ho ancora di meglio... Ho trovato una persona pronta a sborsare il danaro... per coprire le passività di un'indole... sì... un po' delicata... che potrebbero darle noja!
Princ. (con speranza) Davvero?!
Gust. (incredulo, diffidente) Possibile?!
Ott. Sì... sì!... Farebbe un mutuo a lunga scadenza... anche per una somma vistosa!
Gust. Ma vorrà delle garanzie....
Ott. Oh, queste sì!
Princ. e Gust. (insieme) Quali?!
Ott. Un'ipoteca su' beni.
Gust. (con crescente diffidenza) Ah!
Princ. (con rammarico) Non posso darla!
Ott. E perchè?
Princ. Non sono miei!... Io godo solo l'usofrutto!
Ott. Come?!... Il palazzo... le ville....
Princ. Il palazzo... le ville... le grandi tenute... l'intiero patrimonio... appartengono a Maurizio.
Ott. E i poderi delle Marche?
Princ. A lui, e a Fabrizio... Io non ho nulla!
Ott. Oh, ma tutto questo non rende impossibile l'affare!... I suoi figli acconsentiranno certamente.
Gust. Ne dubito!
Princ. Maurizio è stato sempre contrario a' miei progetti!
Ott. Ma oggi è tutt'altra cosa!... È questione di parola data.... di dignità... di onore!... E il Duca, che è un perfetto gentiluomo, lo capirà meglio d'ogni altro.
Princ. Lo crede lei?!
Ott. Ne sono convinto!... Faccia appello al suo cuore... alla sua fierezza... e, trattandosi di salvare il prestigio della Casa, acconsentirà certo.... Ne sono così persuaso che, se lei me lo permette, assumerei l'incarico di persuaderlo!
Princ. (con gioja) Davvero?!... Lei farebbe questo?!
Ott. Perchè no.... se me lo consente?
Princ. Ma con gioja!... Lei mi risparmia un dialogo penoso.... e, forse, un'umiliazione.
Ott. Allora vado subito.
Gust. Vengo anch'io.
Princ. (trattenendolo) Tu no!... Guasteresti la cosa.
Gust. (protestando) Oh, perchè!?... Io ajuterò il Commendatore.... Ho una certa infarinatura negli affari... e so come va preso Maurizio... (con intenzione) Il mio intervento non sarà inutile!... (a Ottavi) Che ne dite, Commendatore?
Ott. (freddo, imbarazzato) Certo.... non potrà far male.
Gust. (trascinando con se Ottavi) Andiamo dunque... (via).
Princ. (a Tommaso) Che te ne pare?!
Tomm. Non ho fiducia!... Il signor Duca è contrario... e il Marchese farà di tutto per fargli dire di no!
Princ. Con quale interesse?!
Tomm. Quello che ha lui... e un'altra persona... che il Duca sia sempre molto ricco!... (azione del Principe. — Vedendo giungere Silvia) La signora Duchessa.
Princ. Lasciami con lei! (Tommaso s'inchina, ed esce).
SCENA III.
Silvia e il Principe.
Princ. (con ira, a stento repressa) Disgraziata!... quale scandolo!
Sil. (abbattuta, affranta, rimane silenziosa, immobile).
Princ. (c. s.) Come avete potuto dimenticare così la vostra dignità... il vostro nome?... (pausa) Rispondete!
Sil. Lo amavo!
Princ. E osate anche invocare questo amore in vostra difesa?
Sil. No!
Princ. E, allora, quale scusa alla vostra colpa?
Sil. Nessuna!... Anzi, non provo che un rimorso... quello di non averlo seguito!
Princ. Come?!... come?!
Sil. Sì!... Al momento di lasciar Roma... dove, tra corrotti e corruttori, non aveva trovato che offese, ingiustizie, dolori, per tornarsene a New-York, in mezzo a della gente che aveva imparato a stimarlo e ad amarlo.... egli mi propose di seguirlo.... Là era certo di trovar lavoro degno di lui... e, col lavoro, la ricchezza e la gloria!... Mi prometteva così un'esistenza di pace... di amore!... E io ero determinata a seguirlo!... Sentivo che là... con lui... era la vita!... Eppure, non ne ebbi il coraggio!.... Egli supplicò... pianse.... ma invano!... Non ho potuto... non ho avuto coraggio!... (dopo una breve pausa) Non si è nate e cresciute impunemente in questo ambiente di debolezze e di viltà... che si chiamano etichetta, convenienze sociali!... L'energia non è che il risultato di tutta la nostra natura!... Non si può essere energici, risoluti, una volta sola nella vita... O si è sempre, o non si è mai!... Forse, io ero nata forte... ma, nell'ambiente in cui crebbi, la mia indole s'è paralizzata!... Qualche cosa di guasto, di corrotto, s'infiltra sempre nel nostro sangue.... non foss'altro, la tenacia con la quale difendiamo la nostra viltà!... Sì!... io sono stata vile.... vile.... e l'ho perduto!
Princ. (maravigliato) Ed è questo il solo sentimento che domina la vostra anima?!
Sil. Il solo!
Princ. E non sentite nessun ribrezzo?!
Sil. No!
Princ. Nemmeno il rimorso di avere spezzato ogni vincolo con la gente onesta?
Sil. La gente onesta?!... Quale?!
Princ. Neanche il sarcasmo... il disprezzo del mondo!?
Sil. Oh, il mondo!?... Vi chiederò ancora: quale?!... forse, quello che m'ha fatta così?... (con calore crescente, e fremendo) Sì!... quando sono entrata, senza amore, in questa casa, ero ancora buona!... Benchè poco illusa sulla felicità che potevo attendermi, ero disposta ad amare mio marito... o, almeno, a essere per lui un'amica sincera!... Senza grandi ideali... oramai le fanciulle del nostro mondo non ne hanno più!... ma con quella fierezza, che, spesso, è virtù... Altera, superba di rappresentare una bella parte... risoluta a prenderla sul serio... e a essere la dama irriprensibile.... rispettata da tutti!... Cosa ho trovato qui?!... (dopo un'altra breve pausa) Mio marito non interruppe neanche per poche settimane le sue tresche con donne da teatro, note a tutta Roma!... Sino da' primi mesi, io non potevo andare a uno spettacolo, senza il pericolo che, dal palcoscenico, mi dardeggiasse lo sguardo di una cantante... o di una ballerina... protetta dal Duca!... Me ne lagnai con lei... e lei stesso... che è il padre!... rispose alle mie rimostranze ridendo: — Una donna come me, non deve nemmeno accorgersi di simili rivali!... (con ironia convulsa) Quelle donne, che i nostri mariti pagano... non contano... no... nella loro vita!... Non sono delle amanti... ma degli oggetti di lusso... imposti dalla condizione sociale... come il tiro a quattro per le corse... e la grande livrea per i lacchè!... Oh, se il Duca avesse un'amica del nostro mondo... allora... sì... ci sarebbe offesa... e io avrei ragione di dolermi! — Così... così, mi ha parlato lei!... E perchè l'offesa ci fosse, Maurizio scelse l'amica tra le nostre dame.... Sì, una parente... Elena!... E quando io chiesi che le fosse almeno vietata la porta di questo palazzo... mi si rispose con un rifiuto... per evitare lo scandolo!... E, ora, con questi esempj... con queste provocazioni... lei si maraviglia della mia condotta... del mio linguaggio?!
Princ. Mi maraviglia e mi addolora... perchè vi credeva migliore delle altre... e speravo che la fierezza della vostra anima, e l'orgoglio del nome che portate... vi servissero di difesa contro tutte le seduzioni!... E perchè... sapendoti buona... e avendoti vista soffrire... avevo fede che non avresti mai fatto piangere gli altri!... Lo scandolo d'oggi, vedi, m'avvilisce... più di ogni altra sciagura!... Oh, perchè non hai trovato in te stessa la forza di restare onesta!
Sil. E perchè non mi fu mai parlato così prima d'ora?!
Princ. (protestando) Ma non ti ho io trattata sempre come mia figlia?!... Che cosa potevo fare di più?!
Sil. Amarmi... difendermi!... (dopo una breve pausa) Lei mi ha dato l'appartamento più bello del suo palazzo... non la parte migliore del suo cuore... che è rimasto a Elena!
Princ. Non è vero!
Sil. (continuando) Ho avuto tutti i bagliori del grado e della ricchezza, non un affetto!
Princ. E tuo figlio?!
Sil. (scossa) Mio figlio!?... Sì!... Ebbene... lo amo!... (cupa) Ma è il figlio di Maurizio... sicchè non mi spaventa neppure il pensiero che egli, un giorno, saprà quello che ha fatto sua madre!... (dopo una breve pausa) Se dovesse crescere in un altro ambiente, dove c'è qualche cosa di vivo... di potente, rabbrividirei al pensarci!... Ma educato da suo padre... (con ironia amara) dalle facili vittorie che sorridono sempre agli eredi delle grandi fortune... imparerà ben presto a disprezzare tutte le donne... e non sarà molto maravigliato se sua madre....
Princ. (con grande vivacità, interrompendola) Non dirlo... sarebbe orribile!
Sil. (con sincerità) E voglia Dio che non avvenga! (con crescente commozione) Ma se egli, mal vostro grado, crescerà buono... mi comprenderà... e mi perdonerà!... E dovesse anche disprezzarmi.... ebbene, soffrirei rassegnata il suo disprezzo, per il supremo conforto di sapere così che non rassomiglia a suo padre!
Princ. E ora che cosa contate di fare?!
Sil. Parto questa sera!... Mi ritirerò in campagna con mia zia... (con accento commosso) Non mi vedrà più! (fa per andarsene).
Princ. (combattuto, dopo una breve lotta). Addio!
(Silvia s'avvia per uscire dalla porta di sinistra, quando s'incontra con Maurizio. — Si ferma piena di alterezza).
SCENA IV.
Maurizio e detti.
Maur. (entrando, vede Silvia: si ferma, e dice al Principe) Non è solo?!... Ritornerò!... (fa per andarsene).
Princ. Resta!... (alludendo a Silvia) Ogni spiegazione è inutile tra voi!... Silvia ci lascia... non vi vedrete più!
Maur. (al Principe) E dove porterà costei il disonore del nostro nome?
Sil. In nessun luogo!... Il vostro nome lo lascio con gioja!... Quello della mia famiglia mi basta!... E se un giorno la legge ve lo consentirà... create pure un'altra Duchessa Lanfranchi!... Non sarà migliore di me!
Maur. (con violenza) Disgraziata!... (le si scaglia contro).
Princ. (trattenendolo) Maurizio!... (Silvia, superba, sprezzante, scrolla le spalle, e si dirige verso la porta di sinistra. — Vedendo venire dalla Galleria Elena e Gustavo, muta strada: passa altiera davanti a loro; e, con alterigia e disprezzo, li guarda fissi tutti).
SCENA V.
Elena, Principe, Tommaso, Maurizio, Gustavo e Fabrizio.
Elena. (appena uscita Silvia, si slancia nelle braccia del Principe) Caro zio!... È stata proprio una disgrazia che quella donna sia entrata nella nostra famiglia!
Princ. (abbattuto) Basta... basta!... Non devo a lei sola i miei dolori!... (a Maurizio, con ansia) Ebbene?!... Ottavi ti ha parlato?!
Maur. Veniamo appunto per questo.
Princ. (c. s.) E così?!
Maur. Ciò che propone Ottavi è assurdo!
Princ. (con crescente commozione) Come?!
Maur. Sarebbe la rovina della Casa!
Princ. Una semplice garanzia?!
Maur. Dopo garantito... bisogna pagare... e... non potendolo... anderebbero all'asta il palazzo e le ville.... Sarebbe così distrutto il patrimonio della famiglia!
Princ. Oh, quale esagerazione!
Maur. Il pericolo esiste... ed è mio... anzi nostro dovere... di scongiurarlo.
Princ. (maravigliato) Facendomi mancare alla parola data?!
Maur. (sempre freddo) Lei non può dar altro che ciò che ha!... Nessuno le chiederà di più!
Princ. Ma è impegnato il nostro onore!
Maur. L'onore di casa Lanfranchi non ha nulla a che fare con gl'interessi della Società!... Lei ha fatto fin troppo a sacrificare somme ingenti a beneficio d'ingordi speculatori... e sarebbe un delitto consentirle nuove pazzie!
Princ. (sempre con grande esaltazione) Dunque, tu rifiuti?!
Maur. Recisamente!
Princ. Bada!... Il tuo rifiuto può spingermi agli estremi... (minaccioso) e, con una parola, posso toglierti ogni illusione di essere, fino da oggi, tu solo il padrone!
Maur. (freddissimo, come sempre; e quasi in aria di sfida) La dica!
Princ. (c. s.) Posso, volendo, vendere tutto ciò che ho comperato da me... affittare il palazzo... le ville... Posso privarti, fin che vivo, del lusso e del fasto... che sono il tuo solo orgoglio!
Maur. (c. s.) Lo faccia, se lo crede!... ma sarà tutta sua... esclusivamente sua... la responsabilità di questo nuovo scandolo!... Io non sarò mai complice della rovina di mio figlio... e della mia Casa... per salvare un'impresa di pazze speculazioni edilizie, che ho sempre disapprovato!
Princ. (fremente d'ira e di commozione, a Fabrizio) E tu, che hai promosso queste speculazioni... e sei stato il cattivo genio della Società.., cosa rispondi!?
Fabr. (freddamente) Come Maurizio!
Princ. (con iscoppio d'ira) Ah, siete d'accordo oggi.... e per la prima volta?!... D'accordo, contro vostro padre!
Gust. (insinuante) Ma... hanno ragione!
Princ. (con ira) Tu, taci!
Elena. (affettuosamente, insinuante) Caro zio, parlano nel suo interesse... nell'interesse della famiglia!
Princ. (con nuovo scoppio d'ira) Non ho più una famiglia, io!... Ho messo tutto il mio cuore... tutta la mia anima... per crearne una che servisse di esempio agli altri... e proprio da essa ho i maggiori dolori!
Elena. (c. s.) No, non parli così!... Lo creda, l'amiamo tutti!
Princ. (con forza, svincolandosi da Elena, che gli si è avvicinata come per abbracciarlo) Basta... basta!... non ho più nulla da dirvi!... Andate pure!... So quello che devo fare!... (Elena vorrebbe insistere: gli altri fanno un'azione come per parlare) Andate tutti!... (spingendo anche Elena) Lasciatemi solo!... (siede, convulso, abbattuto, sopra una poltrona: — azione degli altri: — Elena si mostra afflitta; Gustavo contrariato; Maurizio e Fabrizio freddi: — tutti via). — (Pausa). — (Il Principe, scotendosi, a Tommaso) Hai sentito!?... E sono i miei figli!!
Tomm. (insinuante) E lei esita ancora?!
Princ. No, non esito più!... Va' subito dal notajo.... Sarai tu il liquidatore dell'onore di Casa Lanfranchi!... Vendi tutto quello che puoi vendere... affitta palazzi e ville.... cava danaro da tutto per soddisfare a' miei impegni d'onore!... Provino anche loro la tutela di un amministratore avaro!... Io anderò lontano... in cerca di oblio... (con sarcasmo, convulso) E, sta' tranquillo... cercherò di vivere lungamente per punirli del loro egoismo!... (dopo una pausa) E poichè tutto crolla qui... e nobiltà... fierezza... disinteresse... punto di onore... tradizioni... affetti di famiglia... quanto insomma ha costituito la forza e l'orgoglio de' nostri avi, sono tutte cose morte... fuggirò anch'io, prima di rimanere seppellito sotto le mura del vecchio palazzo!... Va', va', dal notajo!
(Azione. — Il Principe fremente, splendido d'ira, è rivolto al pubblico. — Tommaso, a metà scena, guarda a destra, glorioso e trionfante. — Dalla porta di destra, s'affaccia Esther, che sorride a Tommaso, giubilando del comune trionfo).
(Cala la tela)
Fine.
N. B. — Dopo le diverse rappresentazioni al Goldoni di Venezia, questa mia commedia fu recitata, con successo lietissimo, al teatro Garibaldi di Padova, dalla Compagnia di Cesare Rossi, e ripetuta alcune sere: al Filodrammatico di Trieste, protagonisti Andrea Beltramo, Clara Della Guardia, Alfredo De Sanctis, dove fu data per sei sere consecutive: allo Storchi di Modena, unica rappresentazione in onore di quella eletta attrice che è Vittorina Seraffini-Checchi, protagonisti Enrico Belli-Blanes ed Alfredo Campioni: al Paganini di Genova, dove fu replicata, col solito lietissimo successo, alcune sere, protagonisti Cesare Rossi, Teresina Mariani, Carlo Rosaspina: e al Bellini di Palermo, protagonisti Italia Vitaliani, Giuseppe Bracci, Ettore Baccani. Anche a Palermo piacque molto e fu ripetuta.
M'incombe l'obbligo di ringraziar qui pubblicamente, come meglio so e posso, le valorosissime attrici Italia Vitaliani, Clara Della Guardia, Vittorina Seraffini-Checchi; non che i miei bravi e carissimi amici Bracci, Beltramo, Belli-Blanes, De Sanctis, Campioni e Baccani, che, con tanto zelo e con tanta bravura, assicurarono alla mia Danza così lieto e costante successo.