CON GARIBALDI ALLE PORTE DI ROMA
Reading edition
Per il XXV anniversario di Roma capitale (1895)
Con Garibaldi ALLE PORTE DI ROMA (1867).
RICORDI E NOTE DI
Anton Giulio Barrili
Milano Fratelli Treves, Editori
PROPRIETÀ LETTERARIA.
Riservati tutti i diritti.
Milano. Tip. Fratelli Treves.
INDICE
Con Garibaldi! Ma sai che i posteri c’invidieranno? a taluno di più fine sentimento (spero ben non ne sarà perduta la semenza) si vorrà augurare d’esser morto sepolto da un secolo, o da due, pur d’essere vissuto dieci anni nella luce eroica di quell’uomo grande e forte, semplice e buono, che in sè aveva raccolte le virtù civili di Fabrizio e le militari di Cesare.
Frattanto, come so e posso, io pago un tributo d’onore ai morti e ai superstiti delle memorabili geste, da Nerola a Monterotondo, e da Casal de’ Pazzi a Mentana: lo pago, ricorrendo il XX Settembre, che è da un quarto di secolo il giorno felice della restituzione di Roma all’Italia; ond’io collego i casi dell’avversa con quelli della prospera fortuna, non ignorando che i primi han preparati i secondi, e sapendo bene che dove il voto di tutti è compiuto, i lagni antichi non valgono e il dimenticare è virtù. Lo aveva cantato anche il “Romancero del Cid„, e in tempi assai meno graziosi dei nostri:
Porquè donde presiede amor Se olvidan muchos agravios.
E tu, caro Stefano, ama sempre il tuo
Genova, settembre 1895.
ANTON GIULIO BARRILI.
Al generale Stefano Canzio.
Questi ricordi giovanili vengono a te, compagno di adolescenza, amico di tutta la vita: vengono a te, ti parlano di giorni cari, sebbene non così fortunati come altri ed altri ond’erano stati preceduti. Ma li faceva lieti di austera grandezza il Tevere largo, scorrente tra le ripe sabine ed etrusche, con la sua Roma assisa là in fondo; tanto bella a vedere dalla vasta campagna, ove il deserto medita e par sempre che aspetti; tanto bella a’ miei occhi, tanto desiderata e da lontano allegrante i cuori, che questo libro, in cui ella è veduta in tal forma, io lo avrei voluto intitolare “Scampagnata epica„; e solo me ne trattenne il pensiero dei mille fratelli d’arme, al cui occhio, cercante Roma, i bei giorni della magnifica impresa furono anche gli ultimi della vita.
Tu ami lo spazio libero, le vie larghe davanti a te, dove fretta di contemporanei non faccia di gomito e non incalzi alle spalle, avida di scavalcare, impaziente di giungere. Laggiù eravamo assai meno a correre; e nessuno, o mio Stefano, ti contendeva il posto d’onore. Quello era il buono; tutto l’altro, e l’istessa vita, quanto è lunga, non vale, il bel sogno che possiamo evocare, a ristoro dell’anima. Ed io ti evoco qui, non una storia di fatti, che troppo sarebbe per me, ma una serie di grate sensazioni, con la visione assidua del divino Garibaldi e il calor vivo della sua benevolenza paterna.
Con Garibaldi ALLE PORTE DI ROMA