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Attraverso il Cinquecento

Note 365 — UNA CORTIGIANA FRA MILLE: VERONICA FRANCO

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La piazza universale di tutte le professioni del mondo, Venezia, 1587, discorso LXXV, pp. 605-7. Prima del Garzoni, Agrippa di Nettesheim aveva detto nel libro suo De vanitate omnium scientiarum et artium, cap. LXIV, De lenonia: «Oportet ergo perfectum et consummatum lenonem lenamve omniscium esse, nec ad unam solam disciplinam, velut ad arcticam stellam tantum respicere, sed omnes amplecti, eam artem professus cui caeterae omnes serviunt et famulantur». Il mezzano deve aver famigliari poesia, retorica, dialettica, aritmetica, musica e le altre arti: deve sapere le storie di Lancilotto, di Tristano, di Eurialo ed altre simili, avere a mano gli autori. Di certa mezzana si dice nella Lucerna del Pona (sera quarta, pp. 191-2): «Ella sapea gli amori di Florio e Biancofiore, di Paris e Vienna, di Amadigi e Oriana, di Genevra la bella e Isotta la bionda, e in somma tutti quei ruffianesimi delle istorie di Grecia e della Tavola Rotonda meglio che il suo nome».

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