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Attraverso il Cinquecento

Note 476 — UNA CORTIGIANA FRA MILLE: VERONICA FRANCO

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Pasquillorum tomi duo, Basilea, 1544, t. I, p. 23. Più altri tolsero da quei due nomi di Venezia e di Venere occasione di bisticcio. Delle donne veneziane disse il francese Germano Audebert, nel suo poema Venetiae, l. I (ediz. di Venezia, 1583, p. 15):

Veneres discrimine parvo Et Venetae distant.

Un altro francese, Stefano Pasquier, dice nel l. II delle sue Icones, parlando De Venetiarum urbe:

Hanc Venus at lepidam se transformavit in urbem; Viveret ut mediis fluctibus, orta salo. . . . . . . . . . . . . . . . . . . Hinc Venus est omnem late diffusa per urbem, . . . . . . . . . . . . . . . . . . Sic Veneres Venetas licet appellare puellas.

Dello strabocchevole numero delle cortigiane veneziane molti fanno ricordo. Parlando di Venezia appunto, dice il Gentiluomo nella Tariffa,

Che quante rane ha in sè palustre fondo E la terra formiche, o fiori i prati, Quando l’Aprile è più vago e giocondo, Tante sono puttane in tutti i lati, De quai veggiam talor più folta schiera, Che di vacche e di buoi per li mercati.

Ciò che conferma il Bandello, dicendo essere in Venezia un infinito numero di puttane (Novelle, parte III, nov. 31), e conferma il Giraldi Cinzio, notando Venezia essere abbondevole di quella sorte di donne che cortigiane son dette (Ecatommiti, deca VI, nov. 7). Le carampane erano case abitate da meretrici di bassa mano, a Rialto. Per l’ordinamento che ci si osservava vedi Girolamo Bardi, Delle cose notabili di Venetia, libri II, Venezia, 1587, p. 24. Vedi anche Gallicciolli, Delle memorie venete antiche profane ed ecclesiastiche, Venezia, 1795, vol. VI, pp. 148-50; Tassini, Curiosità veneziane, 4ª edizione, Venezia, 1887, pp. 145-6, e Cenni storici e leggi circa il libertinaggio in Venezia, Venezia, 1886, pp. 15-6, 25-8. Le cortigiane si mantennero assai numerose nella città delle lagune anche nel secolo XVII. In sul principio di esso il viaggiatore inglese Tommaso Coryate riferiva una voce che faceva ascendere a 30000 il numero di quelle che dimoravano nella città e luoghi circonvicini, e diceva che da tutte le parti della cristianità accorrevano i forestieri desiderosi di vederle e di praticarle. Senza dubbio in quel numero, dato pure che non sia esagerato, erano comprese tutte le meretrici, d’ogni grado e condizione. Sul finire del secolo, il francese Alessandro Toussaint Limojon de Sainct-Didier affermava nessuna città poter gareggiare con Venezia quanto a cortigiane. A mezzo il secolo XVIII Carlo De Brosses trovava ancora in Venezia due volte più cortigiane che in Parigi, e notava espressamente: elles sont fori employées.

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