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Attraverso il Cinquecento

Note 473 — UNA CORTIGIANA FRA MILLE: VERONICA FRANCO

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Si trova nelle varie stampe del Terzo libro dell’opere burlesche di M. Francesco Berni e di altri. Sembra che le cortigiane di Roma non lasciassero di far gazzarra nemmeno negli anni santi. Ai 7 di febbrajo del 1525, anno di Giubileo, Francesco Gonzaga, ambasciatore del Duca di Mantova a Roma, scriveva a Jacopo Calandra, segretario del medesimo Duca: «Noi stemo qui menando vita veramente religiosa, però che par un convento di frati, che vivesi in un’osservanzia mirabile; eccetto che le cortigiane non mancano de l’officio loro, ancor che parà che mal si convenga in questo anno santo; ma tanto seria possibile a dar rimedio a questo, quanto ad levar la proprietà a le cose produtte da la natura; sicchè è forza che il mondo vaddi in questa parte secondo il solito». (A. Baschet, Documenti inediti su Pietro Aretino, in Arch. stor. ital., serie III, t. III, parte 2ª, p. 121). Se dunque mancavano alla corte di Roma le nobili e colte dame, come lamentava il Bibbiena in una sua lettera a Giuliano de’ Medici (Lettere di principi, Venezia, 1581, lib. I, f. 16 v.) tale mancamento non era in tutto senza compenso.

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