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Attraverso il Cinquecento

Note 445 — UNA CORTIGIANA FRA MILLE: VERONICA FRANCO

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Il 19 d’ottobre del 1546, Cosimo I, duca di Firenze, mandò fuori un bando, il quale vietava, fra l’altro, alle cortigiane di portar vesti di drappo nè seta d’alcuna ragione, e ingiungeva loro l’uso del famoso segno giallo, che doveva distinguerle dalle donne oneste. Tullia d’Aragona, che trovavasi allora in Firenze, con una corte d’adoratori intorno, fece, consigliata da Don Pedro, nipote della duchessa Eleonora, e con l’ajuto del Varchi, una supplica, che fu, probabilmente a mezzo dello stesso Don Pedro, recapitata alla duchessa, e da questa al duca. L’effetto fu che la Tullia ottenne il suo desiderio, di vestir cioè come le piaceva, e di non portare il segno giallo, grazia concessale, come dice il decreto, in riconoscimento della rara scienzia di poesia e di filosofia che, con piacere de’ pregiati ingegni, trovavasi in lei. Vedi Bongi, Il velo giallo di Tullia d’Aragona, in Rivista critica della letteratura italiana, anno III (1886), p. 90.

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