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Attraverso il Cinquecento

Note 509 — UNA CORTIGIANA FRA MILLE: VERONICA FRANCO (continued 2)

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Nel già citato codice Marciano si leggono (ff. 253 v. a 254 r.) una nota e un sonetto che possono forse avvalorare la congettura di un disgusto sopravvenuto tra il Veniero e la Veronica, senza però lasciarne intendere le ragioni. Trascrivo. Sonetto dicesi del Venier. Sopra el retratto e l’impresa de Veronica Franca, fatto l’anno del giubileo in Roma. Vi era il ritratto in stampa di rame, e la sua impresa che era una favella accesa col motto: AGITATAQUE CRESCIT; e intorno al retratto vi era scritto: ANNO AETATIS SUAE XXV.

SONETTO. El retratto e la impresa è bona e bella: L’un perchè el le somegia in quanto brutto; L’altro che in le puttane Amor fa lutto Per Amor, e fa fuogo in la facella; Che l’arde solamente quanto ch’ella Dal moto e dal scorlar riceve agiuto; Così chi vuol da vaca aver construtto Diè strapazzarla in questa parte e in quella. Mi trovo in tel retratto un sol error, Ch’è de importanza assae, tanto pi quanto Non puol gnianche conzar el depentor. Ch’el tempo è, se no pi, do volte tanto: Pur ghe è via de salvarlo, e con so onor, De dir che l’è stampà l’altro anno santo.

La nota non dice per altro che quel Veniero fosse Marco, e se a Domenico non è da pensare, potrebbe anche essere stato quel Maffeo ch’ebbe a padre Lorenzo, autore della Zaffetta, e che fu poi vescovo di Corfù. Molte poesie di lui, o a lui attribuite, contiene il codice in discorso. L’ultima parte del sonetto ha qualche parte di vero insieme con molta e maligna esagerazione. Nel 1575, anno di giubileo, la Veronica non aveva più venticinque anni, ma non aveva ancora oltrepassati i trenta. Il ritratto di cui qui si parla non può essere tutt’uno con quello di cui dà una breve descrizione il Degli Agostini (Op. cit., vol. II, p. 616), e che recava, insieme con la fiaccola e il motto, la scritta: Veronica Franco ann. xxiii. mdlxxvi; o se pure è tutt’uno con esso, e se la diversità, solo apparente, nasce da errore in quella indicazione di numeri, tale errore non può essere che dello storico, mentre l’accenno al giubileo toglie che si possa imputare al poeta. Del resto, nella nota che accompagna il sonetto, non s’intende bene se quelle parole fatto l’anno del giubileo in Roma vogliano dire che il ritratto fu fatto in quell’anno in Roma, o che in Roma fu fatto il sonetto, o che il ritratto o il sonetto fu fatto nell’anno che in Roma si festeggiava il giubileo.

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