Note 183 — UN PROCESSO A PIETRO ARETINO
Reading edition
Qui mi bisogna intrattener di me, per un istante il lettore. Il sig. Carlo Dejob, nel suo recente libro De l’influence du Concile de Trente sur la littérature et le beaux-arts chez les peuples catholiques (Parigi, 1884), attribuisce a me (cap. VI, pp. 275 sgg.) le stesse opinioni professate dal Canello circa la pretesa rigenerazione morale d’Italia nel Cinquecento, e me le attribuisce in grazia di uno scritto vecchio già d’una decina d’anni, e che io non avrei mai immaginato dovesse procurarmi una così fatta sorpresa. (Vedi ne’ miei Studii drammatici, Torino, 1878, lo studio intitolato Tre commedie italiane del Cinquecento). Non so come il sig. Dejob abbia lette quelle pagine; so che io non pensava allora della moralità del Cinquecento diversamente da ora. Se poi egli non riesce a vedere la satira morale nè nella Mandragola del Machiavelli, nè nel Candelajo di Giordano Bruno, la colpa veramente non è mia.