Note 12 — DELLO SCRITTORE ITALIANO (continued 2)
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Per bene intendere questa oda, è mestieri che il lettore ricordi come gli Inglesi, cui premeva assai che la Spagna sostenesse la guerra contro la Francia, mandarono in aiuto degli Spagnuoli sire Giovanni Moore, generale di buona reputazione, con 30,000 uomini. Intento il governo inglese, secondo il vecchio costume, a fare il maggior guadagno possibile con la minore posta possibile, lasciò Castanos e Palafox avventurarsi soli su i piani di Tudela, dove furono disfatti; allora il Moore, il quale non si era inoltrato tanto da soccorrerli efficacemente, nè tanto poco da ritirarsi senza pericolo, stretto da Napoleone e da Soult, disegnò, traversata la Gallizia, ridursi in Corogna dove lo aspettavano le navi onerarie. Comecchè parecchi gesti illustrassero questa ritirata, ella fu disastrosa oltremodo, avendoci perduto gl'Inglesi meglio di diecimila uomini, e fu anco infame, avvegnadio inaspriti dalla sventura eglino commettessero a danno degli Spagnuoli di ogni ragione eccessi. Sopraggiunto dalle forze del generale Soult, il Moore conobbe che non poteva effettuare lo imbarco eccettochè in virtù di capitolazione, o per forza di arme: scelse l'ultimo partito, e bravamente combattendo fu colpito a morte, mentre animava i montanari del quarantesimosecondo reggimento con le parole: «Rammentatevi dello Egitto, dove mancando i cartocci adoperaste le baionette.» Lo seppellirono su i baluardi, e intanto che gli uni ributtavano i Francesi, gli altri s'imbarcavano. L'oda poi non fu composta dal Byron come il Medwin sospetta, bensì da Carlo Wolfe.