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Alcibiade

Note 290 — QUADRO TERZO

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Secondo Pausania (Att., 2) la cortigiana Leena fu propriamente l’amante di Aristogitone, ma Ateneo per l’opposto (XIII, 596 f.) la dice amante di Armodio. Comunque, è noto come ella fu coinvolta nella celebre congiura dei due amici; e, dopo il primo tentativo fallito in cui Armodio restò ucciso, fatta porre da Ippia alla tortura, sofferse con fortissimo animo lo strazio, anzichè rivelare i suoi complici, finchè per tema che il dolore potesse strapparle qualche parola, si mozzò da sè stessa coi denti la lingua e la sputò in faccia agli aguzzini. Quando gli Ateniesi ebbero infine rotto il giogo, immortalarono il nome dell’eroica cortigiana drizzandole sull’Acropoli un monumento che raffigurava una leonessa (leaena) senza lingua. Vedi Pausania e Ateneo, l. c.; Beulè, L’Acropole d’Athènes.

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