Note 287 — QUADRO TERZO
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Scolii diceansi le canzoni convivali che usavansi cantar alla fine dei banchetti ateniesi, dopo fatta la libazione al buon genio, e al recarsi della mensa dei bicchieri. Al qual momento la cetra ed un ramo di mirto venivan fatti girar pel convito, indi porgere a quello dei convitati che meglio sapesse dilettar la brigata con una bella canzone o con una buona sentenza in lirica forma. Su di che Plutarco: «Canterà fosse alcuno le canzoni usate a cantarsi nei conviti, appellate scolia (cioè oblique e torte) quando in mezzo è la mensa con sopravi la coppa da bere, e in testa le corone... Anticamente gl’invitati cantavano dapprima tutti insieme ad una voce la canzone in lode a Bacco, poi ciascuno cantava da sè in disparte prendendo un ramo di mirto: e conveniva cantasse di mano in mano ciascuno che l’avea. Dopo questo, recavasi intorno una lira, e chi sapea sonare la pigliava e vi cantava sopra: ma quelli che non intendean di musica la rifiutavano, e così questa maniera di cantare non comune, nè a tutti agevole, fu detta scolion. Altri dicono che il ramo di mortine non andava intorno, ma portavasi di letto in letto, e dopo che il primo del primo avea cantato lo mandava al primo del secondo letto, e questi al primo del terzo, poi il secondo a quel del secondo: e per questa varietà e torcimento di quel girare intorno fu la canzone nominata scolion» (Plut., Disp. Conv., I. 1. — Cfr. Ateneo, XV, 694 a-d; Arist., Vespe, 1219, dov’è pure corrispondenza fra lo scolio di chi canta primo e di chi gli tien dietro). Ma opinione molto più credibile è che nella melodia su cui cantavansi gli scolii fossero ammesse certe licenze ed irregolarità per le quali si agevolasse la recitazione improvvisa e donde curva o torta si chiamasse la canzone. I ritmi degli scolii rimastici mostrano grande varietà, ma in generale corrispondono a quelli della lirica eolica; solo che l’andamento della strofa è rotto e ravvivato da slanci intermittenti. Infatti, come autori di scolii andaron celebri in ispecie i poeti lesbii: Terpandro (cui Pindaro ne attribuisce la invenzione), Saffo, Alceo: più tardi si distinsero negli scolii Anacreonte e Prasilla di Sicione: e anche alcuni poeti corali come Simonide e Pindaro (Ateneo, XV, 694-696). Aristofane, Diogene Laerzio, Solone ed altri ci trasmisero un certo numero di scolii della greca antichità. La maggior parte contengono gioconde regole di vita o brevi ditirambi, invocazioni a Bacco, a Venere e ad altri numi o lodi degli eroi: ma due di maggior estensione ed importanza ci pervennero, quello dorico di Ibria cretese, «La mia gran ricchezza è la lancia e la spada, ecc.,» e quello ionico, in Atene fra tutti celebratissimo, di Armodio ed Aristogitone; canzone patriottica attribuita a Callistrato e commemorante l’eroica morte dei due giovani ateniesi che liberarono Atene dalla tirannide di Ipparco e di Ippia, secondo narra Tucidide (VI, 54-59). Su di che più innanzi. Vedi anche, intorno agli scolii, Ulrici, Gesch. der hellen. Dichtkunst, II, 376 seg.; C. O. Müller, St. della letter. greca, cap. 13.