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Alcibiade

Note 282 — QUADRO TERZO

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Giove salvatore, Ζεύς Σωτὴρ — per il quale spessissimo gli Ateniesi giuravano, νὴ τὸν Δὶα τὸν σωτῆρα (Arist., Rane, 738; Pl., 877) era invocato nelle libazioni in fin di tavola insieme col buon genio: o più precisamente la libazione a Giove salvatore susseguiva a quell’altra — e facevansi entrambe colla medesima tazza (metaniptride). Su di che vedi sopra la nota 68 e il passo citato di Aten., XV, 675 c. E il comico Difilo nella Saffo: «Archiloco, porgimi quella metaniptride colma, che libiamo a Giove salvatore ed al buon genio» (Sulla tazza così detta di Giove salvatore e sulle libazioni allo stesso, vedi pure Aten., XI, 466 e, 471 d, e; XV, 693 f, 693 a-d).

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