Note 281 — QUADRO TERZO
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Il buon genio o agatodémone (ἀγαθὸς δαίμων, Ἀγαθοδαίμων), era il dio benefico, la cui protezione assicurava alle case, alle terre, alla città la prosperità e l’abbondanza; divinità maschia dell’ordine dei demoni e dei genj, rispondente alla divinità femmina dello stesso ordine, onorata sotto il nome di ἀγαθὴ τύχη, la buona fortuna, alla quale trovasi sovente associata. Così a Lebadia chi voleva consultare l’oracolo di Trofonio, prima di scendere nel famoso antro dovea passare alcuni giorni in una cappella dedicata al Buon Genio e alla Fortuna (Pausania, Beoz., 39): e ad Atene le due divinità aveano pure un tempio in comune. Ai tempi di Plinio vedevansi al Campidoglio due statue di Prassitele rappresentanti l’una il buon genio, l’altra la buona fortuna (Plinio, Nat. hist., 36, 4). Ad Atene era sacro al buon genio, siccome dio fecondatore dei campi, il primo giorno in cui gustavasi il vino nuovo (Plut., Disp. Conv., VIII, 10). Della libazione al buon genio che terminava il convito si è detto più sopra. (Cfr. Becker, Char., II, p. 262). Il buon genio avea per simbolo un serpente e talora anche un fallo, emblemi ordinari della fecondità. Era il Bonus Eventus dei Romani.