Note 276 — QUADRO TERZO
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ἄκρατος (οἴνος) — Lo si beveva così puro solo appunto nella libazione del buon genio e in altre libazioni sacre; fuor d’esse, nei simposj ateniesi, il vino era di rigore beverlo sempre misto coll’acqua (κεκραμένος). Beverlo puro riteneasi costume de’ barbari: e appunto bevere all’uso degli Sciti dicevasi il bevere vin pretto (Plat., Leg., I, 637; Aten., X). Una legge di Zaleuco, fra i Locresi, puniva persino di morte chi avesse bevuto vin puro senza prescrizione del medico (Elian., V. St., II, 37). Del resto anche in tutta Grecia l’usanza dell’annacquare il vino era generalmente consacrata e fatta risalire sino ad Anfizione. «Filocoro dice che Anfizione re degli Ateniesi fu il primo che imparò da Bacco a temperare mescolandolo la forza del vino» (Aten., II, 38 c.). Più diffusamente Filonide, citato da Ateneo, così spiega l’origine mitica di questo uso: «Poichè Bacco ebbe trasportata la vite dal mar Rosso in Grecia, moltissimi si abbandonarono all’intemperanza bevendo il vino puro; per il che gli uni insanivano come presi dalle furie, gli altri istupiditi dal vino e dalla crapula cadevano come morti. Or avvenne che mentre alcuni banchettavano sulla spiaggia del mare, essendo sopraggiunta la pioggia, i commensali si disciolsero, e il cratere in fondo a cui era rimasto un po’ di vino, abbandonato lì sul luogo, si riempì d’acqua: di poi cessata la pioggia e serenatosi il cielo, i banchettanti ritornarono sullo stesso luogo, e gustando il vino diluito, ne provarono una mite e niente molesta voluttà. Per il che i Greci quando al banchetto vien portato in giro il vin puro, invocano, acclamandolo, il buon genio che lo ritrovò, e che fu Bacco. Quando poi dopo cena vien ministrato il primo bicchiere di vino diluito coll’acqua, acclamano esultanti Giove salvatore, largitor della pioggia, siccome moderatore e autore della gioconda mistura» (Aten., XV, 675 a.). Quest’uso antichissimo durò fin nei tempi più tardi, e il derogare ad esso non solo, ma il non metter nel bicchiere più acqua che vino era tenuto come segno di brutta intemperanza ed estremamente dannoso al corpo ed allo spirito. «Se alcuno beve metà vino e metà acqua, è preso da insania; se beve vino puro, gli si sciolgono le membra del corpo» (Aten., II, 36). E però le proporzioni della mistura variavano; ma il più ordinariamente solevasi mescolare tre parti d’acqua con due od una di vino, o due parti d’acqua con una di vino. Quando la proporzione era da tre ad una dicessi bevere alla maniera delle rane: ma alcuni vini erano abbastanza forti per portarla. La mistura veniva fatta già nel cratere, di dove il vino versavasi nei bicchieri. Indi, allorchè nelle descrizioni antiche dei simposj si parla di vino, οἴνος si sottintende sempre vino misto coll’acqua, a meno che non si nomini espressamente il vin puro, ἄκρατος (Plut., Conjug. praec. — Cfr. Becker ed Hermann, Char., I, p. 166; II, p. 280).