Note 268 — QUADRO TERZO
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Per legge posta da Ipparco, figlio di Pisistrato, i poemi di Omero dovean dai rapsodi recitarsi, ogni cinque anni, in Atene, nelle grandi Panatenee (Licurg. in Leocr.; Platone, Ipparco; Eliano, V. St., VIII, 2).
I Panatenei o feste Panatenee, dette anche semplicemente Atenee (ricorrenti nel mese di Ecatombeone, cioè nel primo mese dell’anno, al solstizio d’estate) furono istituiti ad Atene ne’ tempi più remoti, in onor di Minerva, dal re Eretteo, e ristabiliti da Teseo, in memoria, come lo accenna il nome, della riunione in un solo Stato e dentro un solo recinto di mura, dei popoli dell’Attica che vivevano prima isolati e dispersi per la campagna (Vedi Isocr., Oraz. Paneg., ed Encom. d’El.; Lisia, XXI, 1; Licurgo, I, 103; Scol. in Demost., 740, 1). Erano di due specie: le minori che si celebravano ogni anno; e le maggiori (o grandi Panatenee) che ricorrevano soltanto ogni cinque anni. Celebravansi specialmente quest’ultime tra il concorso di tutti i cittadini dell’Attica con grandissimo sfarzo e solennità; con giuochi ginnastici (stadio, lotta, ecc.) e corse equestri, e pubbliche gare poetiche e musicali; e processioni di giovinette delle più cospicue case di Atene e di cittadini d’ogni classe ed età, recanti in gran pompa il peplo di Minerva al tempio della Dea. Ogni tribù dell’Attica concorreva nelle spese a rendere i giuochi più grandiosi, ogni colonia ateniese vi mandava un bue da sagrificarsi. La sera chiudeasi la festa con grandi conviti, e distribuzioni di premj, e gara delle fiaccole (lampadeforia).
Le grandi Panatenee, le grandi Dionisiache e le Lenee o floreali erano le tre solennità dell’anno nelle quali soltanto avean luogo le gare teatrali delle tragedie e delle commedie (Aristof., Nubi, Pace, ecc.; Senof., Simpos.; Ovid., Metam., II; Suida; Meurs., Panaten.; Corsini, Fasti attici, ecc.).