Note 246 — QUADRO TERZO
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Eurip., Ippol., v. 612: Ἤ γλῶσσ’ ὡμώμοχ’, ἤ δὲ φρὴν ἀνώμοτος. Questo verso di Euripide era divenuto, come tanti altri dello stesso, famoso e proverbiale tra i Greci. Solevasi citarlo per ischerzo, quando trattavasi di non mantenere un giuramento o una promessa. Per esempio, cfr. Aristof., Rane, v. 1471. Che un parassita citasse Euripide si spiegava poi tanto più facilmente, e per il posar di questa classe di persone a letterati, e per i varj passi in Euripide interpretati a favor de’ parassiti.