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Alcibiade

Note 245 — QUADRO TERZO

Reading edition

Αφροδίτη ψιθυρς, Venere bisbigliante, era altro degli appellativi sotto cui Venere adoravasi in Atene, secondo la testimonianza di Suida, dal susurrare che fanno tra di loro a bassa voce gli amanti: il che appunto diceasi, con parola d’efficacia mirabile, tutta greca, ψιθυρίζειν. In Teocrito (Idill., 1) la voce ψιθυρίσμα è egualmente adoperata, con isquisita armonia imitativa, a significare il dolce sibilo o susurro che fa il vento soffiando tra le frondi degli alberi (Cfr. Teocr. Idill., 27; Mosco, Idill., 5). — E vedi senso tutto artistico delle imagini e della proprietà delle parole: ψιθυρίζειν, diceano i Greci, non solo il susurrio degli amanti e il dolce bisbiglio dell’aure tra le frondi, ma anche il calunniare: qualche secolo prima che la calunnia-venticello fosse posta in musica da Rossini.

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