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Alcibiade

Note 236 — QUADRO TERZO

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Frase greca proverbiale, derivata dalla burla che Prometeo si permise verso Giove, secondo narrasi in Esiodo. Sagrificò Prometeo a Giove un bue, e poste dall’una parte le ossa nascoste sotto bianco adipe (ὁστέα καλύψας ἀργέτι δημῷ), dall’altra le carni e il buono e il meglio della vittima chiuso nel ventre bovino, disse a Giove di scegliere quale delle due parti volesse, lasciando agli uomini l’altra. O che Giove fosse preso alla burla, come Igino racconta e scegliesse infatti il peggio, o che se ne avvedesse, come finge Esiodo, egli ne concepì tant’odio verso Prometeo, che dimentico dell’amicizia fino allora professatagli, volle punirlo in una cogli uomini da lui protetti (Esiod., Teogon., v. 535 seg. Cfr. Op. e giorni, v. 48; Igin., Poet. Astron., II, 15). — E Luciano fa dire da Mercurio a Prometeo, che si lagna del supplizio: «Non hai fatto alcun male tu che quando avevi l’uffizio di spartire le carni, facesti parti ingiuste e l’inganno di serbare il meglio per te e di mettere innanzi a Giove, come disse Esiodo, ossa nascoste sotto bianco grasso? Di poi hai formato gli uomini, maliziosissimi animali, specialmente le donne: infine hai rubato il fuoco, ecc.» (Luc., Prometeo). — Indi per ischerzo dicevansi parte di Prometeo le ossa. «Se a tavola si trincia porchetto lattante devi una delle due, o avere per amico lo scalco, o se no ti tocca la parte di Prometeo, ossa coverte di grasso» (Luciano, Di quei che stanno coi signori).

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