Note 234 — QUADRO TERZO
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Cfr. il lamento sulle guerre civili de’ Greci, posto anche da Aristofane in bocca a una donna ateniese: «Io voglio imprendere a sgridarvi in comune, e giustamente, perchè voi spruzzando con un solo vaso d’acqua lustrale gli altari come uniti di parentela, in Olimpia, a Pilo, a Delfo, mentre avete nemici i barbari, coi vostri eserciti distruggete gli uomini e le città greche» (Lisistr., v. 1128 seg.).
In Olimpia e a Delfo convenivano, com’è noto, i Greci di tutte le città e di tutti gli Stati per la celebrazione dei giuochi olimpici e dei giuochi pizj, feste che segnavano un periodo di tregua alle guerre fra i varj popoli di Grecia. A Delfo poi conveniva la grande adunanza nazionale dei popoli greci (Anfizionia) per celebrar la festa dell’oracolo in comune (Mejer, Giuochi Olimp.; Krause, Giuochi Pizj, Nemei ed Istmici; Grote; Meursius; Corsini, ecc.). Un pensiero simile sulle discordie fraterne de’ Greci è in Demostene: «Gli è vero che dai Lacedemoni e da noi molto soffrirono i Greci; noi però siam tutti d’un sangue, abbiam tutti una patria comune» (Filipp., III).