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Alcibiade

Note 211 — QUADRO TERZO

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ἀλκυονίδαι ἡμέραι — modo proverbiale significante giorni placidi e sereni. Alcionj o alcionidei chiamavano propriamente gli antichi i quattordici giorni del solstizio d’inverno, durante i quali gli alcioni usano deporre le uova in riva al mare: onde il nome stesso di quell’uccello — παρὰ ἔν τῷ ἁλὶ κύειν — (Ovid., Metam., XI, v. 745; Plin., N. Hist., X, 47). — Consideravansi come dì fausti ai naviganti, poichè in questo tempo il mare ritrovasi in perfetta calma: indi l’uso proverbiale della frase. Stando amici con noi, ve la godrete e passerete sempre giorni d’alcione (ossia giorni tranquilli) — ἁλκυονίδας τ’ ἄν ἤγεθ’ ημέρας αεί — (Aristof., Uccelli, v. 1594). — Luciano richiama in proposito la favola di Alcione e di Ceice: «Molto onore ebbe l’Alcione dagli Dei per l’amore che ella portò al marito: chè per farle fare il nido il mondo reca alcuni giorni detti alcionj, placidi e sereni in mezzo del verno: ed oggi è uno di quei giorni. Non vedi come è sereno il cielo e il mare tranquillo e cheto che pare uno specchio?» (Luc., L’Alcione. — Cfr. Alcifr., Lett., I, 1; Teocr., Idill., 7). E il Tasso:

«De l’alcione al desiato parto È sopito il furor d’orridi venti, Son quete l’onde tempestose, e ’ntorno Sgombre le nubi e serenato il cielo: In sì tranquillo e sì felice aspetto De’ fidi augelli alla progenie arride.» (T. Tasso, Mondo Creato, Giorn. V)

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