Note 219 — QUADRO TERZO
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Sull’uso del recarsi, specialmente i parassiti, anche non invitati, ai pranzi ed ai simposj, vedi in Ateneo, Deipnos., VI. Ivi Ateneo cita parecchi di simili casi. In una commedia di Apollodoro Caristio, un personaggio dice d’invitare il parassito Cherefonte, perchè se anche non lo invitasse verrebbe ugualmente. In un’altra commedia del medesimo, il parassito va non invitato a un banchetto nuziale col pretesto di portar degli uccelli alla sposa. Altrove Linceo di Samo narra ancora di Cherefonte che va ad un convito senz’esservi chiamato: e siccome egli vi si trova in più del numero normale dei convitati, i gineconomi lo vogliono mandar via: egli risponde: Avrete contato male. Tornate a contare, cominciando da me. — Pure a lungo discorre di questa usanza del presentarsi non invitati ai simposj, Plutarco nelle Disp. Conviv., VII, 6: ov’egli la giudica sconveniente e propria dei soli parassiti od ombre: benchè la vediam praticata anco da filosofi cinici e cirenei (Luciano, Lapiti, 12; Aten., Deipnos., XII, 510): e benchè Plutarco stesso ami derivarla da Socrate che seco condusse Aristodemo non invitato al banchetto di Agatone; e più in su, da Menelao che nel 2.º dell’Iliade si presenta non invitato al convito d’Agamennone. — Ma caratteristico fra tutti, su questo proposito, è un passo grazioso del cantore jonio Asio di Samo (citato in Ateneo), ov’egli con gravità omerica descrive, in tono di parodia, un parassita che accorre sfrontatamente ad un convito nuziale; che è zoppo, grigio il crine, adora il profumo dell’arrosto (κνισοκόλαξ), e coperto d’ignobili cicatrici, giunge non invitato e a un tratto si pianta fra gli ospiti, siccome un eroe che sorge dal fango, ἔν δὲ μέσοισιν — ηρως εἰστήκει. βορβόρου ἐξαναδύς (Aten., III, 125 d.; Callini, Tyrt. As. carm., ediz. Bachius, p. 142). — Nell’eroe di Asio, il cui tipo sembra al Müller (St. lett. gr., X) il più antico esempio di parodia, il lettore potrà ravvisare la genesi del mio Cimoto.