Note 322 — QUADRO QUARTO
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Imprecazione d’uso che precedeva i pubblici giudizj in Atene. Come è noto, i giudici eliasti e i senatori prestavano giuramento di esercitare secondo coscienza il loro ufficio: «or quando — prosegue Demostene — non ira, non furore, non altra rea passione detta a me giudice il suffragio, io son fedele al giuramento. Fui ingannato? è iniquo punirmi. Ho mentito a posta? Ne andrò maledetto. E perciò l’araldo in ogni adunanza impreca non agli ingannati, ma agli ingannatori o del Senato o del popolo o dei giudici» (Demost., Contro Aristocr.).