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Alcibiade

Note 320 — QUADRO QUARTO

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Trierarchi, capitani di trireme (vedi sopra nota 13). Volendo alleviare i pesi dell’erario, Atene accollava ai più ricchi cittadini le spese di alcuni pubblici servizii, detti liturgie. Le liturgie ordinarie erano quattro: la ginnasiarchia, per cui il ginnasiarca provvedeva all’allestimento del luogo pei pubblici giuochi ginnastici, vitto e paghe dei ginnasiasti, ecc. La coregia, che imponeva al corego una parte delle spese dei cori, nelle gare teatrali. La estiasi: il liturgo, a ciò nominato da ogni singola tribù, ne allestiva il banchetto pubblico. Infine la trierarchia, ch’era la più onerosa di tutte. Il trierarca, che appunto sceglievasi tra i più ricchi cittadini, era obbligato a montare e corredare di tutti gli attrezzi una trireme a proprie spese e pagar di suo anche un complemento di soldo ai marinaj della stessa, oltre la paga che avevano dallo Stato. Lo Stato non forniva che il corpo della trireme e l’albero: e malcapitati i trierarchi cui toccavano delle vecchie carcasse da raggiustare ed armare. I trierarchi quindi nella repubblica eran tanti quante le triremi o navi da guerra: Senofonte ai suoi tempi faceva il novero di 400 trierarchi (Senof., Rep. Aten.; Tucid., II, 24; VI, 31). Demostene così cita la legge: «Nessuno sia esente dall’armar triremi, fuorchè i nove arconti. Chi dunque è impotente al carico di trierarca, paga le taglie di guerra: gli opulenti invece danno galee e tributi» (Demost., C. Lept.). Dal che si rileva che i cittadini più doviziosi della prima classe (i pentacosiomedimni) avevano benissimo il modo di soddisfare all’obbligo del servizio militare — obbligo comune per tutti a cominciar appunto dai più ricchi (Aristot., Polit., V, 2) — anche senza servire nella cavalleria, dove per cavarsi d’imbarazzo li colloca erroneamente, insieme coi cittadini di seconda classe, l’Houssaye, a cui quel passo di Demostene sembra essere sfuggito (Vedi Houss., Hist. d’Alcib. et de la rep. Ath., I, pag. 8, nota 1).

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