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Alcibiade

Note 310 — QUADRO QUARTO

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Nave Salaminia. La Salaminia e la Pàralo (o il Paralio) erano le due principali triremi ateniesi che stavano sempre allestite e pronte a salpare per recar dovunque gli ordini e i messaggi della Repubblica (Tucid., VI, 53), accompagnare, occorrendo, per lo stesso servizio le spedizioni da guerra (Tucid., III, 77), portar le sacre ambasciate o Teorie ai principali giuochi e ai templi più venerati della Grecia, come a Delo, e per tale uffizio chiamavansi anche ambedue navi sacre (Plat., Fedone, 58; Arpocr., Suida). Non eran montate, per il loro servizio geloso di Stato, che da cittadini liberi (Tucid., VIII, 73) ed erano fra le più veloci al corso («Le due velocissime navi Paralo e Salaminia stan per sciogliere dal lido come foriere portando gli inquisitori, i quali devono far noto quando s’abbia ad uscire in guerra.» — Alcifr., Lett., I, 11; Scol. Aristof., Ucc., 1204). La nave Paralo fu la prima che si salvò con Conone dalla disfatta di Egospotamo e portò ad Atene la infausta nuova (Senof., St. Ell., II, 1). La Salaminia (così detta dal suo primo piloto che fu Nausiteo di Salamina) era la nave, in cui, secondo la tradizione popolare, Teseo erasi imbarcato per Creta alla spedizione del Minotauro (Plut., Teseo). Sovr’essa gli Ateniesi mandavano ogni anno la teorìa a Delo a sagrificare ad Apollo, in memoria del sacrifizio fattovi da Teseo quando tornò a Creta vittorioso; e finchè questa nave non era di ritorno, non era permesso in città far giustiziare nessun condannato a morte (Plat., Fedone, p. 43). Perchè la Salaminia cogli anni non si sfasciasse, di quando in quando rappezzavasi: sicchè coll’andar del tempo non serbò più del primo naviglio che la forma. Era una nave di trenta remi — e fu conservata dagli Ateniesi sino al tempo di Demetrio Falereo. — Fu essa che portò ad Alcibiade in Sicilia l’ordine di richiamo (Plut. in Alcib. e Teseo; Tucid., VI, 61).

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