Note 308 — QUADRO QUARTO
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Tucidide avverte che gli Ateniesi diedero al fatto delle Erme maggior importanza del dovere «giudicandola opera d’una cospirazione tendente ad innovar lo Stato e ad abbattere il governo popolare» (VI, 27). Della facilità degli Ateniesi a sospettare per ogni cosa di mene sovvertitrici contro il governo popolare accennai altrove (V. quadro II; e Alcib. e la crit., Op., IV, 321). A questi sospetti associavasi sempre naturalmente il sospetto di intelligenze coll’aristocratica Sparta: indi le accuse di filolacone (amico degli Spartani) e di cospiratore per introdur la tirannide, dal tempo di Ippia in poi, suonavano in Atene pressochè equivalenti (Cfr. Plut. in Cimone, 18; Nicia, 10; Aristof., Lisis., 619 seg.; Erod., V, 91). Perciò, appena si intese, dopo il fatto delle Erme, che un piccolo corpo di Lacedemoni si era inoltrato fino all’Istmo, si sparse subito la voce per Atene che esso si avanzasse di concerto cogli autori del sacrilegio per istabilire la tirannia (Tucid., VI, 61).