← Table of contents
Vita di Francesco Burlamacchi

Note 15 — CONTINUAZIONE DEL CAPITOLO V.

Reading edition

Io scrittore ricordo come nella primissima età frequentando la scuola dei padri barnabiti di Livorno, mi tafanassero per farmi pigliare in odio il Castelvetro come uomo empio, zotico ignorantissimo e maligno, e se più ne sai, più ne metti; mercè loro consegnai alla memoria questo primo sonetto della corona del Caro contro messer Castelvetro Ludovico che ancora non ci è voluto uscire, e ormai non ci uscirà più:

«O vituperio della umana gente! I sacri studi e le onorate scole, Onde ha l'alma virtù perpetua prole, Ond'è simile a Dio la nostra mente, «Contamina un sfacciato, un impudente Veglio immaginator di ombre e di fole, Di cui lo stil, lo inchiostro e le parole Son la rabbia, il veleno, il ferro e il dente. «Questo empio vecchio per fare empio altrui Coi caduti dal ciel nostri avversari Venuto è in terra fuor dei regni bui. «Quinci turba le cattedre e gli altari E muove guerra ai santi, e tu da lui Misera età senno e valore impari!....»

Singolare è il confronto degli epitafi di questi due più che avversari nemici: si mette su quello del Caro come principalissimo vanto la fedeltà ovvero servitù a Pierluigi Farnese e al cardinale Alessandro suo figliuolo; su l'altro del Castelvetro si scrive come conforto del decennale esilio che libero riposa, in libera terra, dove liberamente morì.

Explore with AITake your curiosity a little further.

Reading settings