Note 4 — CONTINUAZIONE DEL CAPITOLO VII.
Reading edition
Siccome io scrivo pel popolo, così mi sembra fare opera meritoria strappare di dosso ai superbi l'ammanto di gloria di cui i viventi codardi, e la storia mentitrice anch'essa gli hanno coperti per mostrarli nella loro meschina nudità. Già altrove notai come questo magno imperatore tremasse alla vista di un topo; ed anco ho detto come lo agguindolasse l'astrologo Cornelio Agrippa; ora udiamo della sua ghiottornia: — Nel mangiare ha S. Maestà sempre eccesso.... la mattina svegliata ella pigliava una scodella di cappone pesto col latte, zucchero e speziarie, poi tornava a riposare. A mezzogiorno desinava molte varietà di vivande, et poco presso vespero merendava, et all'hora di notte se ne andava alla cena mangiando cose tutte da generare humori grossi et viscosi. — Badovaro, Notizie delli Stati e Corti di Carlo V imperatore et del re cattolico ms.; e altrove: — disse una volta al maggiordomo Monfalconetto con sdegno, che aveva corrotto il giudizio con dare ordine a' cuochi perchè tutti i cibi erano insipidi, dal quale le fu risposto: — Non so come dovere trovare più modi da compiacere alla Maestà vostra, se io non fo prova di farle una nuova vivanda di potaggio di rilogi (minestra di orologi), il che la mosse a quel maggiore et più lungo riso che mai sia stato veduto in lei. — Badovaro, loc. cit. — Ho detto eziandio che l'abuso della cioccolata, rara cosa a quei tempi per guisa che la chiamassero teobroma o bevanda degli Dei, valse non poco ad affrettare la demenza malinconica che lo sorprese negli ultimi anni della sua vita, ingenita in lui per gli umori di sua madre Giovanna la matta. — Invano il cardinale Loaysa, con onorevole franchezza, assai lo riprendeva in confessione di questa sua ghiottoneria, affermandogli che gioverebbe troppo più alla salute dell'anima astenendosi da questo peccato, che col darsi la disciplina. Miseranda cosa era vedere come Carlo, in onta a questo maligno appetito, ottenesse agevolmente la dispensa di digiunare; e non si sforzasse di risparmiare più alle sue spalle castigando da vantaggio lo stomaco; innocenti quelle; questo peccatore. Avido di alici, di pasticci di ranocchi e di anguille, ne mangiava a sazietà sotto gli occhi del medico. — Così il Prescott nella vita di Filippo II al cap. Ultimi giorni di Carlo V. Emularono i Borboni questa gloria di casa di Austria e la superarono. Luigi XIV teneva cibi da divorare in ogni stanza del suo palazzo, ed eziandio nelle camere da letto delle sue regie baldracche: il suo en cas non differiva dalla colazione di Carlo V, dacchè dopo cena ei si facesse apparecchiare una ciotola di brodo ristretto, un cappone, ed una boccia di vino accanto il letto, caso mai nella notte lo pigliasse un po' di languore.