Note 321 — CAPITOLO X.
Reading edition
La popolarità di Virgilio non poteva estendersi che ai paesi di coltura e di chiesa latina; fra i Bizantini, i Neogreci e gli Slavi di chiesa greca poco o punto penetrò; nondimeno qualche traccia del Virgilio leggendario par di trovare nelle tradizioni popolari slave viventi. In un giuoco di fanciulli polacco, comunicatomi già dal De Schiefner (cfr. Ehstnische Märchen aufgez. v. Kreutzwald übrs. von Löwe, Halle, 1869, p. 357 sg.) Virgilio sta in mezzo ai suoi compagni che tenendosi per mano gli girano attorno cantando:
«Ojcice Wirgiliusz uczyl dzieci swoje Hejže, dzieci, hejže ha! Róbcie wszystko, co i ja!»
(«Babbo Virgilio insegnava ai suoi bambini: Attenti, bambini, attenti! fate tutto quel ch'io fo»); e poi si fermano e imitano le sue mosse e le sue voci; e Virgilio osserva se qualcuno non lo imita o non lo imita bene; questi deve prendere il suo posto. Può dubitarsi che qui trattisi del Virgilio mago: il De Schiefner credeva ciò fosse perchè in un gioco di fanciulli inglese, simile a questo, trovasi il nome di Simone, ch'ei pensava fosse Simon mago. Non sorprende trovare in Polonia, latina di coltura e di chiesa, il nome di Virgilio.
Fra i Serbi e i Croati trovasi la credenza in un luogo misterioso detto vrzino kolo (cfr. Vuk Steph. Karadschitsch, Lex. Serbic. s. v.) che è la 13.ª scuola, quella ove si apprende a divenir negromante o grabanciaš; ed in un indice slavo di libri apocrifi o condannati, non meno antico del XIV secolo, dicesi dell'eretico prete bulgaro Ieremias (X sec.) ch'egli byw w nawieh na werzilowie kolou. Questa espressione oscura fu ingegnosamente interpretata da Iagič riconoscendo in quel vrzino e verzilowie il nome di Virgilio negromante. Il prete bogomilo Ieremias, tacciato anche di stregoneria, era ivi accusato di essersi procacciato quel sapere e le false scritture «andando fra i morti nel cerchio di Virgilio», e questo remoto «cerchio di Virgilio» (vrzino kolo) è pur la 13.ª scuola da cui esce il negromante o grabanciaš secondo la superstizione degli odierni Serbi e Croati; ved. Archiv für slavische Philologie II (1877) p. 465 sgg., Pypin i Spasowič Istorija Slavianskih Literatur, 2.º izd., Pietrob. 1879, I, p. 84 sgg.; Archivio per lo studio delle trad. pop. VI, 1887, p. 266 sgg.
Una traduzione slava dei Faits merveilleux non esiste, ch'io sappia; in un racconto popolare serbo talune parti ricordano la morte di Virgilio qual'è narrata in alcune versioni di quel libretto ed anche l'estinzione dei fuochi; ma il nome di Virgilio non vi figura (ved. Archiv f. slav. Philol. I, 1876, p. 286 sg.). Il solo libro popolare, a mia notizia, che può aver fatto conoscere il Virgilio mago a vari popoli slavi, anche ai Russi, è il Libro dei sette savi, che già nel XIV sec. era tradotto in boemo, poi lo fu anche in polacco e quindi in russo, diffondendosi con gran successo anche nell'alta Russia, in manoscritti da uno dei quali di sua proprietà, del XVII sec., Buslaieff pubblicò il principio del racconto su Virgilio nella sua Istoričeskaja Christomatija, Mosca, 1861, p. 1393-5; cfr. Murko Die Gesch. d. Sieben Weisen bei den Slaven, Wien, 1890 (Sitzungsber. d. k. k. Akad.).