Note 530 — CAPITOLO XV.
Reading edition
È tale l'oscitanza di taluni espositori di Dante, che si è voluto trovare un'allusione alla magia di Virgilio in quei versi (Inf. IX, 22):
«Ver'è che altra fiata quaggiù fui Congiurato da quella Eriton cruda Che richiamava l'ombre a' corpi sui.»
Quasi che fosse mago chi soggiace alle arti di una maga! Dante come tant'altri grandi uomini del suo tempo crede alle arti magiche, ma le considera come brutte e colpevoli frodi. Finzi (Saggi danteschi p. 157) sostiene nondimeno la vecchia tesi con un argomentare però che lo mostra assai inesperto di ciò ch'ei chiama «la tradizione popolare.» Acute e giuste osservazioni ha su di ciò D'Ovidio, Dante e la Magia in Nuova Antologia 1892, p. 213 sgg.