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Virgilio nel Medio Evo, vol. I

Note 454 — CAPITOLO X.

Reading edition

Anth. lat. (R.) n.º 713 (Virgilio e Omero); l'epigramma n.º 777 «Vate Syracosio» etc. (Virgilio, Teocrito, Esiodo, Omero) era forse premesso a qualche raccolta delle poesie minori e giovanili di Virgilio (cf. L. Müller in Jahrbb. f. Philol. 1867, p. 803 sg.). Non credo sia stato avvertito da altri che l'epigramma n.º 788: «Maeonium quisquis romanus nescit Homerum, Me legat et lectum credat utrumque sibi» è fatto evidentemente sullo stampo del primo distico dell'Ars amatoria: «Si quis in hoc artem populo non novit amandi, Me legat et lecto carmine doctus amet.» Generalmente la notizia di quei tre autori imitati da Virgilio era sempre premessa dai grammatici alle esposizioni, come si rileva da tutti i commenti e dalle biografie a questi premesse.

Come Virgilio è posto a raffronto di Omero, così Lucano è paragonato a Virgilio nell'epigr. 233 (cf. Schmitz e L. Müller in Jahrbb. f. Philol. 1867, p. 799). Al medio evo inoltrato appartiene l'epigramma su Virgilio n.º 855 (Meyer), perciò escluso da Riese: «Alter Homerus ero vel eodem maior Homero, Tot clades numero dicere si potero.» Questi due versi che in realtà non hanno che fare con Virgilio, fanno parte di una poesia medievale sulla caduta di Troia; Cfr. Du Méril, Poésies popul. lat. ant. au XII sièc. p. 313.

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