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Virgilio nel Medio Evo, vol. I

Note 240 — CAPITOLO VI.

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«qui inter matronarum cathedras codices erant, stylus his religiosus inveniebatur; qui vero per subsellia patrumfamilias, hi cothurno latialis eloqui nobilitabantur. Licet quaepiam volumina quorundam autorum servarent in causis disparibus dicendi paralitatem. Nam similis scientiae viri, hinc Augustinus, hinc Varro, hinc Horatius, hinc Prudentius, lectitabantur» Sidon. Epist. I, 9. Da questo però all'idea del sig. Chaix (Sidoine Apollinaire, Paris 1867) e di altri moderni cattolici, che la Chiesa fosse sempre grande protettrice dell'antica cultura, c'è una bella distanza. Cfr. Kaufmann, in Gött. gel. Anz. 1868, p. 1009 sg.

Virgilio grammatico (ap. Mai, Class. auctores V, p. 5) parla dell'uso stabilito dalla Chiesa di tener separati in due biblioteche distinte gli scrittori cristiani e i pagani: «hocce subtilissime statuerunt ut duobus librariis compositis, una fidelium philosophorum libros, altera gentilium scripta contineret.» Noi non prendiamo quest'asserzione di quel bizzarro scrittore così sul serio come vuol farlo Ozanam (La civilisat. chrét. chez les Francs, p. 434 sg.). Che non mancasse chi così dividesse i libri può credersi facilmente, e ne abbiamo esempio nel luogo di Sidonio sopra citato; nulla però prova che la Chiesa ciò imponesse, ed anzi nei numerosi cataloghi di biblioteche medievali a noi giunti, scrittori cristiani e pagani trovansi per lo più annoverati promiscuamente.

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