Note 193 — CAPITOLO V.
Reading edition
All'uso di Virgilio nelle scuole in quest'epoca, e più tardi, oltre a Macrobio, allude anche Orosio (I, c. 18): «Aeneas qualia per triennium bella excitaverit, quantos populos implicuerit, odio excidioque afflixerit, ludi literari disciplina nostrae quoque memoriae inustum est»; ed anche, in modo più prossimo al punto di vista di Macrobio, Fulgenzio il quale parlando di Virgilio dice: «sed illa tantum quaerimus levia quae mensualibus stipendis grammatici distrahunt puerilibus auscultationibus.» De Verg. contin. p. 742; «si me scholarum praeteritarum non fallit memoria» ib. p. 748 «Unde et infantibus, quibus haec nostra (Vergili) materia traditur, isti sunt ordines consequendi» ib. p. 747. Nel quarto secolo, come rileviamo da Ausonio, Virgilio ed Omero erano letti nelle scuole come al tempo di Quintiliano, e con essi Menandro, Terenzio, Orazio, Sallustio. Idyll. 4, 46 sgg. Un grammatico è detto da Ausonio (Epigr. 135) «arma virumque docens atque arma virumque peritus»; Sidonio Apollinare (V sec.) nel carme panegirico in onore di Antemio, pone Virgilio come primo fra gli autori latini studiati da costui, e dopo di esso Cicerone, Livio, Sallustio, Varrone, Plauto, Quintiliano, Tacito; Carm. II, v. 184 sgg.