← Table of contents
Uno dei Mille della spedizione garibaldina nel Mezzodì d'Italia

Note 26 — CAPITOLO IX. Calatafimi.

Reading edition

A meglio conoscere però lo scoraggiamento del generale Landi, dopo la rotta toccatagli a Calatafimi, trascriviamo un suo documento, il rapporto cioè che egli inviava al governo di Palermo dopo la sconfitta.

Calatafimi 15 maggio 1860.

Eccellentissimo,

«Ajuto, e pronto ajuto — la banda armata che lasciò Salemi, questa mattina ha circondato tutte le colline dal S. al S. 0. di Calatafimi. La metà della mia colonna avanzata è stata colta in tiro ed attaccò i ribelli che comparivano a mille da ogni dove. — Il fuoco fu ben sostenuto, ma le masse dei Siciliani unite colle truppe italiane erano d’immenso numero.

«I nostri hanno ucciso il gran comandante degli Italiani, e presa la loro bandiera che noi conserviamo — disgraziatamente un pezzo delle nostre artiglierie caduto dal mulo è rimasto nelle mani dei ribelli; questa perdita mi ha trafitto il cuore.

«La nostra colonna fu obbligata battere un fuoco di ritirata, e riprendere il suo passo per Calatafimi, dove mi trovo io adesso sulla difesa.

«Siccome i ribelli, in grandissimo numero, mostrano d’attaccarci, io dunque prego V. E. di mandare istantaneamente un forte rinforzo d’infanteria, ed almeno un’altra mezza batteria, essendo le masse enormi ed ostinatamente impegnate a pugnare. Io temo di essere assaltato nella posizione che occupo, io mi difenderò per quanto è possibile, ma se pronto soccorso non giunge, io mi protesto non sapendo come l’affare possa riuscire. La munizione dell’artiglieria è quasi finita, quella dell’infanteria considerevolmente diminuita, sicchè la nostra posizione è molto critica, ed il bisogno pei mezzi di difesa mi mette nella più grande costernazione.

«Io ho settantadue feriti, non posso darvi esatto conto dei morti scrivendovi immediatamente dopo la nostra ritirata. — Con altro rapporto darò a V. E. un preciso ragguaglio.

«Finalmente io sottometto all’E. V. che, se le circostanze mi costringono, io devo senza dubbio, per non compromettere l’intera colonna, ritirarmi, e, se lo posso, in alto.

«Io mi affretto di sottomettere tutto ciò a V. E. perchè sappia essere la mia colonna circondata di nemici, di numero infinito i quali hanno assalito i mulini e preso le farine preparate per le truppe.

«V. E. non resti in dubbio sulla perdita del cannone di cui ho discorso. Io sottometto all’E. V. che il pezzo fu posto a schiena di mulo, il quale fu ucciso al momento della nostra ritirata, perciò non fu possibile ricuperarlo. Io conchiudo che da tutta la colonna si combattè con fuoco vivo dalle 10 antimeridiane alle 5 pomerediane, quando io feci la nostra ritirata.

A. S. E. Il P. Castelcicala.

Il generale Comandante M. Landi».

Questo rapporto del generale Landi cadde nelle mani dei nostri, e dall’ajutante Türr, vi furono aggiunte le seguenti osservazioni:

«Il cannone fu preso nell’atto di far fuoco, ed essendo sulle sue ruote è segno che il mulo non fu ucciso, ma piuttosto che i due muli appartenenti al cannone caddero nelle nostre mani.

«Il gran comandante non fu ucciso fortunatamente per l’Italia. Quanto alla bandiera, essa non era di battaglione, ma semplicemente delle tante che esistono a volontà, e che il bravo Schiaffini aveva seco portata al di là della colonna, ove morì colpito da due palle.

«Il general Landi può mostrare negli annali della guerra un portabandiera simile?

«Ma basta leggere il suo rapporto per conoscere come egli fu servito da una forza vestita da villani, e che combattè con tutta l’anima per la libertà della patria.

Stefano Türr ajut. gen.»

Explore with AITake your curiosity a little further.

Reading settings