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Un viaggio elettorale

Note 51 — VI. Bisaccia la gentile[42]

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Si vuole che il Tasso vi abbia dimorato nel 1588, come ne attesta Manso nella Vita del Tasso. Cfr. più largamente Girolamo Orlando-Cafazzo, Due Bisaccesi del secolo XVI, Napoli 1910.

Giuseppe Portigliotti, ne La Lettura dell'11 novembre (A. XII), circa il quadro di Bernardo Celentano «Il Tasso a Bisaccia», che si ammira nella Galleria Nazionale d'arte moderna di Roma, narra quanto segue; «Nel 1588 il Tasso accetta l'ospitalità larga e generosa di un ricchissimo giovane napoletano, G. B. Manso, che più tardi ne scriverà la Vita seminandovi però a piene mani avvenimenti romanzeschi. Pur nella pace del delizioso soggiorno campestre di Bisaccia, ove si alternano liete partite a caccia e bei cori di musica popolare, le allucinazioni non lasciano Torquato. Una sera, egli è seduto col Manso accanto al fuoco e discorre con lui della propria «frenesia», quando, a un tratto, con le pupille fisse in un angolo della sala:—Ecco—esclama—l'amico spirito che cortesemente è venuto e favellarmi: miratelo» E il Manso così prosegue nel racconto: «... mentre io andavo pur con gli occhi attorno riguardando e non scorgendo, ascoltai che Torquato era in altissimi ragionamenti entrato con chi che sia; perocchè, quantunque io non vedessi nè udissi altri che lui, non di meno che le sue parole, or proponendo e or rispondendo, erano quali si veggono essere fra coloro che d'alcuna cosa importante sono a stretto ragionamento».

Il Tasso del Celentano è appunto in preda ad una di queste crisi allucinatorie. Intorno, paggi e dame, le ombre, i silenzi, il verde di una grande villa, le tremule iridescenze dei cieli autunnali. Da presso e da lungi, a quando a quando, vengono melodie soavi e canti dolci. Una bellissima giovane si appoggia al braccio del poeta, orgogliosa della compagnia di lui. Ma ecco che egli si ferma, scorda la dama che ha al fianco, la folla festevole che gli è attorno, l'incanto di Bisaccia in quella mite giornata d'autunno. Con gli occhi spalancati, le linee del viso atteggiate a terrore, egli fissa innanzi a sè, non più certo l'«amico spirito», ma qualche larva paurosa. E la facies dell'allucinato è resa magnificamente. La mano destra è portata agli occhi e alla fronte come per scacciare la tormentosa visione.

Su quest'argomento v'è una larga bibliografia: Cfr. Angelo Borzelli, G. B. Manso, marchese di Villa, Napoli Federico & Ardia 1916; B. Croce, Critica, del 20 settembre, '16, Bari Laterza; B. Celentano, Conferenza di P. Lubrano Celentano, Napoli Pierro 1893. Il prof. Antonio D'Amato in un articolo su «La leggenda della dimora di T. Tasso nel castello di Bisaccia» sostiene che l'infelice cantore della Gerusalemme Liberata non sia mai stato a Bisaccia. V. il n. 13-14 della «Gazzetta Popolare» di Avellino (a. XIV) del 23 luglio 1917.

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