Note 121 — The French at Pisa.
Reading edition
Dieci di Balia, Classe x. distinzione iii. No. 2, fo. 58. I translate the whole of this interesting letter, hitherto, I believe, unpublished:
“Istruzione data a Bonaccorso di Neri Pitti ... di quello che abbia fare a Genova. April 28, 1404: Andrai a Genova. E sarai al Governatore Messer Giovanni Bouciquaut, Luogo tenente del Re. E lui saluterai affetuosamente per parte del Comune nostro.
“Di poi gli dirai come di questo mese egli manda al nostro comune suo Ambasciatore Maestro Piero di Nantrone, suo secretario. Il quale, per sua parte, ci notifica come egli aveva ricevuto per vasallo e feudatorio del serenissimo Re di Francia Messer Gabriello Maria di Visconti colla città di Pisa e col suo terreno che possedea. Et aveva presa la sua difesa. E che darà per censo al detto Re ogni anno uno cavallo e uno falcone pellegrino. Secondaria, ci prega che ci piacesse per lo avvenire non offendere la cittàcittà nil (ne il) terreno di Pisa predetto, per rispetto del SerenissimoSerenissimo Re predetto. Et agli aveva preveduto che di quelli di Pisa non sarebbe fatta alcuna offesa nel nostro terreno.
“Tertio disse che noi possiamo colle nostre mercatantie usare et trafficare a Pisa sicuramente come a Genova e in qualunque altra terra del Re di Francia.
“Al quale Ambasciatore fu risposto in effecto che noi ci maravigliamo et dolevamo, come essendo noi in guerra colla dicta città di Pisa e con chi la teneva—et essendo noi al disopra per liberare la detta città di tirannia et avendo rispetto quanto noi siamo sempre frati, e siamo servidori della detta Corona di Francia; et egli aveva presa la difesa loro contro a noi; e che questa non era honesta cosa.
“Alla seconda parte—di non offender—egli fu detto, che in ciò noi terremo tali modi come vedessimo convenirsi e che non gli darebbero dispiacere.
“E alla terza parte, diciamo che l’usare in luogo dove avesse a fare alcuno dei Visconti di Milano non ci fu mai sicuro, non potrebbe essere, considerati le inimicitii e odii antichi stati da detti Visconti al comune nostro; Conchiudendo che sopra le dette cose noi faremo risposta più pienamente al detto Signor Boucequaut per nostri Ambassadori.
“E poi gli direte che—se mai noi avevamo maraviglia di alcuna cosa—noi abbiamo dello avere gli, in nome del Serenissimo Re di Francia, presa la difesa di Pisa e di quello che gli possiede, contro a noi, figludi devotissimi della corona di Francia stati sempre, in favore dei Pisani che sempre sono stati inimici della detta Corona. Et maximamente essendo noi in guerra con Pisa e con chi la tiene, non di nascosa ma pubblicamente e non di guerra hora cominciata ma durata lungamente. Et essendo noi con nostro esercito in punto et in ordine per esser intorno alla città di Pisa, sperando in brevissimo tempo liberarla della Tirannia dei Visconti. E per poter meglio e con maggiore forza cosa fare, abbiamo fatta grandissima spesa nello apparecchio di questo, il quale possiamo dire per cagione sua avere tutta perduta. E con lui di questo vi direste amichevolmente, subiungnendo che noi ci rendiamo certi che quando il Serenissimo Re di Francia e suo Consiglio sapranno questo, essi n’avranno dispiacere come di cosa non honesta et iniusta. Il che non fu mia usanza della Corona di Francia fare, et come di cosa fatta contro a i suoi figluoli e divoti in favore di un Tiranetto e d’una città stata sempre nemica della Corona di Francia. A presso gli direte, che, per riverentia della Maestà Reale la quale egli rappresenta (come che duro e malagevole ci paresse per le ragioni di sopra assegante) già sono più di passati, noi facciamo commandamento a tutta nostra gente d’arme e subditi: Che nel terreno di Pisa non dovessenodovesseno fare alcuna offesa o cavalcata, e così è stata observata: la qual cosa fare grava molto il nostro popolo per gli rispetti scripti di sopra. E mai non si sarebbe creduto per nessuno Fiorentino che Messer Bouciquaut il quale abbiamo reputato a noi e reputiamo amico singolarissimo avesse mai fatta tale cosa contra a noi ma pensiamo che questo sia proceduto da altri con velati colori che gli le hanno dato a dividere; ma veramente questo che fatta ha non è cosa punto honesta ne iusta ne utile ne honorevole per la Maestà Reale. E per tutto il pregherate che gli piaccia, veduta la verità del fatto, renonciare questo che ha ordinato in questa materia, ed essere contento che noi possiamo seguitare contro a Pisa, e chi la tiene, la nostra impresa. E questo sarà a lui honore et a noi, figluoli della Corona, singolarissimo piacere.
“Alla parte del trafficare et usare a Pisa i nostri cittadini e mercatanti colle loro mercatantie, direte che niuno cittadino se ne fiderebbe mai ne vorebbero trafficare, essendo Pisa nella mani d’alcuno dei Visconti, come ella è. E non che ivi—ma in alcuna terra dove alcuno dei Visconti avesse a fare, per che essi sono antichi nostri nemici e molte volte lanno (l’hanno) dimostrato—e romperci la fede e pace e tregua; e bene lo vedevamo dove, essendo colligati colla Serenissima Corona di Francia, il Conte di Vertus ci ruppe la Pace e manifestò tradimento contra Dio a vergogna della detta Corona, si che in modo alcuno non ci potremo mai fidare in luogo done alcuno di loro avesse a fare.”
Here the document leaves politics to defend the quarrel of private Florentine merchants in Genoa, to complain of the conduct of the Pisans who have made a raid on to the lands of Messer Gherardo d’Appiano, feudatory of Florence, and to complain of the sequestration of the goods of certain Florentine merchants of Genoa. The Ten also state that they are sending Messer Rinaldo Gianfigliazzi and Messer Filippo Cosimi on an embassy to France to state their case to the King. Fo. 60 instructs us that Boucicaut liberated the sequestered goods and that a truce was signed between Florence and Pisa for so long as Pisa should continue subject to the King of France.