Note 12 — NOTE ON SYMBOLS
Reading edition
Ibid. 381, from G. Campori, Lettere artistiche inedite, 5, ‘Era la sua forma quadrangula, protensa alquanto in longitudine: li doi lati l’uno al altro de rimpecto, havevano per ciaschuno octo architravi con colonne ben conrespondenti et proportionate alla larghezza et alteza de dicti archi: le base et capitelli pomposissimamente con finissimi colori penti, et de fogliami ornati, representavano alla mente un edificio eterne ed antiquo, pieno de delectatione: li archi con relevo di fiori rendevano prospectiva mirabile: la largheza di ciascheuno era braza quactro vel cerca: la alteza proporzionata ad quella. Dentro nel prospecto eran panni d’oro et alcune verdure, si come le recitationi recerchavano: una delle bande era ornata delli sei quadri del Cesareo triumpho per man del singulare Mantengha: li doi altri lati discontro erano con simili archi, ma de numero inferiore, che chiascheuno ne haveva sei. Doj bande era scena data ad actorj et recitatorj: le doe altre erano ad scalini, deputati per le donne et daltro, per todeschi, trombecti et musici. Al jongere del’ angulo de un de’ grandi et minorj lati, se vedevano quactro altissime colonne colle basi orbiculate, le quali sustentavano quactro venti principali: fra loro era una grocta, benchè facta ad arte, tamen naturalissima: sopra quella era un ciel grande fulgentissimo de varij lumi, in modo de lucidissime stelle, con una artificiata rota de segni, al moto de’ quali girava mo il sole, mo la luna nelle case proprie: dentro era la rota de Fortuna con sei tempi: regno, regnavj, regnabo: in mezo resideva la dea aurea con un sceptro con un delphin. Dintorno alla scena al frontespitio da basso era li triumphi del Petrarcha, ancor loro penti per man del po. Mantengha: sopra eran candelierj vistosissimi deaurati tucti: nel mezo era un scudo colle arme per tucto della Ca. Mg.; sopra la aquila aurea bicapitata col regno et diadema imperiale: ciascheuno teneva tre doppieri; ad ogni lato era le insegne. Alli doi maiorj, quelle della Sta. de N. S. et quelle della Cesarea Maestà: alli minorj lati quelle del Co. Sig. Re, et quelle della Illma. Siga. da Venetia; tra li archi pendevano poi quelle de V. Ex., quelle del Sig. duca Alberto Alemano: imprese de Sig. Marchese et Siga. Marchesana: sopre erano più alte statue argentate, aurate et de più colorj metallici, parte tronche, parte integre, che assai ornavano quel loco: poi ultimo era il cielo de panno torchino, stellato con quelli segni che quella sera correvano nel nostro hemisperio.’ Flechsig, 26, thinks that the architect was Ercole Albergati (Il Zafarano).