Note 12 — RICCARDO WAGNER E L'ANELLO DEI NIBELUNGI
Reading edition
Vedono nella musica dell'ultima maniera di Wagner un riflesso della dottrina di Arturo Schopenhauer. — Quanto sia di vero in ciò, io non sono proprio in grado di assicurare. Certo è che non si possono leggere, per esempio, le scene più appassionate del Tristano ed Isotta senza sentirci dentro come un caldo soffio delle dottrine di Schopenhauer intorno all'amore, alla morte e al fine della esistenza: nè si può dissimulare che, traverso tutto il disegno concettuale della Tetralogia, spicca qua e là un concetto chiarissimo. Gli Dei se ne vanno, gli Dei tramontano (Götterdämmerung), dinanzi alla forza sempre ascendente delle umane personalità. Sulla terra altro non resta di sovraumano che l'Amore alle prese anch'egli colla Morte.
Accenno a questo proposito due circostanze di fatto e le do per quello che valgono. Nella villa di Bayreuth, entro la splendida sala ove Wagner accoglie i suoi visitatori ed ove tutto parla di lui, solamente di lui e della sua gloria, come eccezione pende dalle pareti un grande ritratto di Schopenhauer. Lo diresti il genius loci. È noto inoltre che Wagner intende chiudere la serie dei suoi melodrammi musicando il Budda: e nel Buddismo trovava lo Schopenhauer la più esatta significazione religiosa della sua filosofia.
C'è però un guaio. Schopenhauer mette fra le musiche meglio rispondenti al vero fine umano la musica di Rossini... Basta, se la sbroglino un po' fra loro!..