Note 83 — III. (continued 2)
Reading edition
Figlio di Antonio Gordigiani cantante d’opera, esordì di soli anni otto, a Monza nel 1803, in una Cantata composta dall’Asioli pel vicerè Eugenio Beauharnais. Studiò a Milano. Organizzò un istituto per l’insegnamento del canto a Ratisbona. Passò professore a Praga, dove potè vantare fra i molti allievi: i tenori, Lukes, Duban, Vecko, Bachmann; i bassi, Scitky, Vogel (questo ora maestro di canto corale allo stesso istituto); le donne Beranek, Meitl, Hlava, Gevviner, Dubsky de Wittenau (poi vedova Taux che fu direttore del Motzarteo di Salisburgo), baronessa Riese, Engst, Richter, D’Ilsenau-Röder; la Zavertal, le Stolz, la Boema, la Soukup, la Wagner (morta a Lipsia.) Compose alcune Operette, e Canti sacri, e da camera. Imitò Ricci perfin nell’abbigliamento e nel cappello a larghe falde da questi usato. Ebbe un fratello minore, Luigi Gordigiani, pure abile compositore di canti per camera, onde fu chiamato lo Schubert italiano, e che morì a Firenze nel maggio 1860.
Anche uno Smetana, compose il Dalibor, per quel teatro boemo, alla cui direzione fu preposto, e fu in Praga insegnante.