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Storia di Milano, vol. 1

Note 238 — CAPITOLO V.

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Carissimi seniori, io non posso più oltre trattenere il discorso che nel cuor mio ho conceputo. Non vogliate, signori miei, non vogliate no sprezzare le parole di un giovine e di un imperito; perciocchè spesso Iddio rivela al minore quello che al maggiore ricusa. Ditemi: Credete in Dio trino ed uno? Rispondono lutti: Crediamo. E soggiunse: Munite le fronti vostre del segno della croce. E questo ancora fu fatto. Dopo di questo disse: Io mi compiaccio della vostra devozione, ma a compassione mi muove l'imminente grandissima perdizione. Perciocchè già da gran tempo addietro non è conosciuto in questa città il Salvatore. Gran stagione egli è che voi siete in errore, giacchè più non avete alcun vestigio di verità; invece della luce palpate le tenebre, ciechi tutti divenuti, poichè ciechi sono i vostri capi. Ma un cieco forse può egli guidare un cieco; non cadono l'uno e l'altro nella fossa? Conciossiachè abbondano in molti modi gli stupri; si sparge l'eresia simoniaca nei sacerdoti e nei leviti e negli altri ministri de' sacri riti; i quali, essendo nicolaiti e simoniaci, ben a ragione debbono essere cacciati, e dai quali quind'innanzi, se salute sperate dal Salvatore, dovete del tutto guardarvi, non venerando alcuno. Dei loro uffizi, giacchè i sagrifizi loro sono la stessa cosa come lo sterco canino, e le loro basiliche sono stalle di giumenti. Per la qual cosa, riprovati quelli all'istante, si vendano al pubblico i loro beni. Sia a tutti lecito il rapire i loro averi, qualora si trovassero nella città o fuori.

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