Note 125 — CAPITOLO XI. CRONICHE, CARTE, DIPLOMI E MONUMENTI DEL REGNO DI CARLOMAGNO.
Luigi Toccagni translation
A maggiore schiarimento di questo luogo servano le seguenti parole del Cibrario (opera citata), intorno alle condizioni del cronisti del medio evo e al modo con che si sdebitavano dell'uffizio loro. «I re, i vescovi, i comuni soleano, del metter in cronica i loro fatti, dar pubblico incarico a qualche persona sciente di lettere, e d'ordinario a un monaco. Un monaco di San Dionigi metteva in cronaca le gesta de' re di Francia, e quando combatteva alcuna battaglia campale, il re, con lettere chiuse indirizzate all'abate, lo ragguagliava del successo e del numero del morti... I re d'Inghilterra aveano un cronista che abitava nel medesimo palazzo con loro, e tenea ragione giorno per giorno dalle loro buone o cattive azioni e delle altre cose degne di memoria. Per passar ogni pericolo d'adulazione, il registro che contenea tali memorie, non era aperto che dopo la morte dal re e de' suoi figliuoli.
«In quasi tutti i monasteri principali, il più saputo del monaci tenea un simile registro, e finito un regno, lo presentava al capitolo generale, dov'era esaminato, e poi fatto ridurre in cronaca.» Il Traduttore.