Note 224 — CAPITOLO XI.
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Il soggiorno del pontefice a Zara risguardato senza dubbio come una specie d'esiglio, diede motivo cento cinquant'anni più tardi all'invenzione d'un favoloso racconto, ripetuto poi ciecamente da tutti gli storici del quattordicesimo e quindicesimo secolo. Si disse che il papa, salvandosi sul mare adriatico dallo sdegno di Federico, venne travestito a procacciarsi un asilo in Venezia; dove, dopo alcuni mesi che vi esercitava in un'isoletta la professione di giardiniere, fu riconosciuto. Allora il doge ed il senato si affrettarono di rendergli i più grandi onori; e venuto a riclamarlo con una potente flotta Ottone figliuolo di Federico, i Veneziani lo sconfissero e fecero prigioniero. Che per tale avvenimento Federico risolse di far la pace; e che ricevuto in Venezia, quando s'accostò per baciare il piede al papa, questi glielo pose bruscamente sul capo, pronunciando queste parole: Ambulabis super aspidem et basiliscum et conculcabis leonem et draconem: cui l'imperatore rispose: non tibi sed Petro, ed il papa replicò: et mihi, et Petro. — Vita Alex. III, ex Amalrico Augerio Scrip. Rer. It. t. III, p. II, p. 373. — Gio. Villani l. V, c. III. — Malavolti Istoria di Siena p. I, l. III, p. 34. — Corio storia di Milano p. I, p. 60. — Il Baronio che smentisce questo racconto ad an. § 4 e segu. Questo romanzo caro ai Veneziani fu illustrato dai più celebri pittori, che ne fecero l'argomento dei quadri che adornano la magnifica sala del gran consiglio della repubblica. Si mostravano non senza orgoglio agli imperatori che visitavano il palazzo di san Marco.