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Storia della Repubblica di Firenze v. 3/3

Note 53 — LIBRO SESTO. (continued 2)

Reading edition

«D’un tanto uomo se ne debbe parlare con riverenza,» (Machiavelli, Discorsi.) — Mémoires de Comines in più luoghi. — Il Guicciardini nell’Istoria di Firenze, cap. XVII, esalta in Fra Girolamo la virtù, l’ingegno, il grande possesso della filosofia e della Bibbia, e l’eccellenza nella predicazione; lo chiama nettissimo nella dottrina e nella vita, riformatore efficacissimo dei costumi, benemerito soprattutto della città che da lui può dirsi che fosse salvata quando ebbe a farsi lo Stato nuovo. Propone il dubbio se fosse Profeta mandato da Dio, e in lui non trovando nè vizio nè colpa, tranne l’orgoglio, conchiude infine: «S’egli fu buono, abbiamo veduto ai tempi nostri un grande profeta; se fu cattivo, un uomo grandissimo che seppe tanti anni simulare una tanta cosa senza essere mai scoperto in una falsità.» Questo nella prima opera giovanile: in quella scritta più anni dopo non pone quanto a sè il caso della simulazione, non ha contro lui parola severa; dice, avere il processo rimosso via ogni calunnia che egli si muovesse per fine maligno: aggiungendo solamente, che molti lo reputarono ingannatore, molti lo assolverono, e la confessione di lui credettero fabbricata. — Guicciardini, Storia d’Italia, lib. III, cap. VI.

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