Note 377 — LIBRO QUINTO.
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L’oratore che lo Sforza teneva in Firenze, a lui scriveva nell’aprile del 1449: «Con Neri di Gino ho molto particolarmente examinata questa vostra facenda; e accordasi a questo, ed è disposto in ogni caso prestare favore al facto vostro e dimostrarvi che v’è buono amico et servitore, e vuole in qualunque nostro facto essere d’accordo con Cosimo.» In altro luogo scrive che Neri e Giannozzo Pitti e Alamanno Salviati e Diotisalvi Neroni ed altri, gli avevano date buone assicurazioni. — E a’ 30 giugno: «Questa benedecta pestilenza ha sgomentata qui la brigata in modo che di sette li cinque sono fora a le ville, per forma che la campana del Consiglio ha assai che suonare, et non si gionge mai a la metà del numero debito, et per questo la Signoria non ha mai potuto trarre le mane de più cose che hanno a fare.» Laonde lo Sforza scriveva in quel tempo: «Mi trovo ingannato de tucto quello me scriveti super lo facto di danari, sì che non so che mi dire; se non che non volendomi dare li miei denari del passato, nè la gente, questo è tanto a dire quanto assentire a la total mia disfactione. Pertanto vogliate sollecitare, ec.» (Archivio Storico, nuova serie, tomo XV, disp. II, pag. 35-36.)