Note 69 — CAPITOLO LXVIII.
Davide Bertolotti translation
Prima di descrivere l'assedio di Costantinopoli, noterò che, ad eccezione di poche cose dette per incidenza da Cantemiro e dal Leunclavio, non ho potuto intorno a questo avvenimento procurarmi alcuna relazione fatta dai Turchi, nè alcun racconto che stia a petto di quello della presa di Rodi eseguita da Solimano II (Mém. de l'Acad. des Inscript., t. XXVI, p. 723-769). Ho dovuto quindi fidarmi de' Greci, i cui pregiudizj in questa occasione si trovano in qualche modo diminuiti dalle angustie del momento. Seguirò soprattutto Duca (c. 34-42), Franza (l. III, c. 7-20), Calcocondila (l. VIII, p. 201-214) e Leonardo di Chio (Historia C. P. a Turco expugnatae, Norimberga, 1544, in 4.); l'ultimo di questi racconti è il più antico, perchè porta la data dei 16 agosto dell'anno medesimo della presa di Costantinopoli, ed essendo stato composto settantanove giorni dopo di essa, nell'isola di Chio, dà a divedere la prima confusione di idee e di sensazioni eccitate da un simile avvenimento. Intorno al medesimo si possono parimente trarre alcuni schiarimenti da una lettera del Cardinale Isidoro (in Farragine rerum turcicarum, ad calc. Calcocondyles, Clauseri, Basilea, 1584) al Papa Nicolò V, e da un Trattato che nel 1581 Teodosio Zigomala inviò a Martino Crusio (Turco-Graecia l. 1, p. 74-98, Basilea, 1584). Spondano (A.D. 1453, n. 1-27) in pochi cenni, ma da critico valente, passa in rassegna i materiali e i fatti diversi. Mi prenderò la licenza di lasciar da un canto le relazioni di Monstrelet e de' Latini, i quali, lontani dal teatro dell'azione, le fondavano soltanto su quel che avevano udito dire.