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Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 08

Note 586 — CAPITOLO XLVI. (continued 2)

Davide Bertolotti translation

Al primo udir che si fece la morte di Cosroe a Costantinopoli, Giorgio di Pisidia (p. 97-105) pubblicò un Eracliade in due canti. Questo scrittore prete e poeta faceva feste perchè si fosse dannato il pubblico nemico (εμτεσον εν ταρταῤω, v. 56). Ma una vendetta così vile è indegna di un Re e di un conquistatore; ed altamente mi duole il trovare nella lettera d'Eraclio una sì fatta gioja, figlia d'una grossolana superstizione; Θεομαχος Χοσνκς επεσε και επτωμα τισθη εις τα καταχθονια...... εις το πορακατασβεσον, etc. Arrivò quasi a fare applausi al parricidio di Siroe, come ne avrebbe fatti ad un atto di pietà e di giustizia.

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