Note 465 — RIFLESSIONI D'IGNOTO AUTORE SOPRA I CAPITOLI XXIX, XXX E XXXI
Davide Bertolotti translation
O convien credere accetto a Dio il culto dei Santi, e delle loro Reliquie, o bisogna negar tutti fino ad uno i miracoli, che si raccontano operati da Esso a favore di chi ha praticato un tal culto. Quest'ultimo partito, che è quel di Daillé e del Sig. Gibbon (N. 1) porta ad ammettere non solo una credulità, ed una stupidezza (appena scusabile in un fanciullo) ma eziandio una frode, ed un manifesto carattere d'impostura in S. Ambrogio, S. Agostino, S. Ilario, S. Paolino, S. Gio. Grisostomo, S. Asterio, Teodoreto, Eulogio, ed altri senza numero, tutti insigni per antichità, per integrità, e per ingegno e dottrina. Vedi il Petav., de Incarn. Lib. 15. C. 13. Son forse tutti i prodigi narrati da essi impossibili, inverisimili, e senza esempio nelle S. Scritture? Colui che volle onorare S. Pietro e S. Paolo ancor racchiusi in carcere mortis hujus, operando prodigi per mezzo dell'Ombra di questo (Act. Cap. 5 ), e delle cose state al contatto del corpo di questo (Act. C. 19) sarà cosa impossibile, strana e ridicola, che gli abbia operati per mezzo dei vasi posseduti sino alla morte in honorem da quei medesimi Santi, dopo averli coronati nel Cielo? Vedi il T. 2. de Unit. Eccl. lib. 12. C. 29. Fratr. Walenburch. e l'A. Anon., dell'Arte di pensare. P. 4. C. 14.