Note 370 — LIBRO OTTAVO. STORIA DELLA CITTÀ DI ROMA NEL SECOLO DUODECIMO.
Renato Manzato translation
Dom. Papa Cavas recepit: Columna et Zagarolum oppida juris illius (cioè Petri) sapienter expugnata, prudenter sunt capta: Petr. Pisan., c. 8. — Il Petrini (p. 111) si vale di un documento dell’anno 1053 (Reg. Subl., fol. 78), in cui la contessa Imilia, habitatrix in Palestrina, dona dei beni a Subiaco per la salute spirituale dei suoi eredi, del suo defunto sposo Donadeo, del quondam Joannis qui vocabatur de Benedicto, e della domina Hitta (già moglie di quel margravio Giovanni). Il detto scrittore crede, senza alcun fondamento, che Imilia fosse sorella di Giovanni, e la fa madre di Pietro Colonna, che le sarebbe nato di un secondo marito: di ciò il Coppi dubita. Stando a documenti conservati a Subiaco, Donadeo era della famiglia di Crescenzio prefetto (a. 1036). Con Giovanni margravio, nipote di Stefania (morto prima del 1053) si sciolse il Pactum conchiuso nel 970 (Vol. III, pag. 454). Certamente Pietro Colonna, qual parente di Emilia, vantò pretese su di Palestrina, di cui più tardi s’impadronì. — In tempi posteriori si favoleggiò che i Colonna venissero di Germania a Roma: in un manoscritto che si conserva nella biblioteca Chigi (n. II, 31, p. 154) il favoloso capostipite della famiglia riceve nome di Stefano, e il compilatore dice: «la contessa Emilia donna de Palestrina sello piglio per marito.»